giovedì 23 febbraio 2012

E venne il giorno delle primarie del centrodestra

Come sappiamo, donna Abelarda Semprevispa (imperatrice del Partito Io Si Tu Non So) si era sfilata dalla competizione a causa di un vistoso herpes labiale (qualsiasi altro herpes vogliate ipotizzare a noi di 20centesimi va benissimo).

Il Freddo di Maglie, l'uomo che aveva imposto a Re Fustino un individuo dalla prodigiosa memoria tecnocratica, purtroppo inficiata da una poderosa forma di tartagliamento oggettualistico (Ringo Manifesto di Aquarica, cioè, più esattamente, cioè, AcquaricadelKapo) si era ripreso dalla rutilante vita nella Capitale. In quel devastante spicchio di vita, il Freddo, una volta uscito dal ristorante Er Magnaccia, in cui aveva divorato porzioni sumo di turcinieddhri intinti nella rosa canina (per evitare i malanni di stagione), era stato inoltre visto infilare la mano destra nel cappotto di Ringo Manifesto traendone cartocci strabordanti di fumanti ciceri e tria.

"Excusatio non petita, accusatio manifesta" rispose scandendo, per quanto possibile, le parole il Freddo, di fronte alla evidente perplessità di Manifesto nel considerare il furto portaborsistico ai propri danni.

Vabbè, lasciamo perdere il Freddo. Iddhru aveva vinto nel Partito Populista Magliese, sgominando durante una memorabile sfida, denominata Cicoriella War, Ivo Congelo, che si piccava di essere più freddo del Freddo. Invece no. Congelo si fermò al 28%, percentuale che nemmeno nella città natale di Stalin (Džugašvili, Georgia - da non confondere con Georgia on my Mind di Roy Paceminterris) si sarebbe potuta riconvertire in una maggioranza legittima.

Sgominati i pavesini (cioè gli appartenenti alla corrente di Alfreddo Pavesino, uomo tutto d'un pezzo e di animo indagatore, pur con una preoccupante alopecia in arrivo da Sud-Sud Est), il Freddo si godeva gli ozii di Ostranto, cittadina amena per più versi denominata "la perla dello Stralento" e dove Iddrhu aveva ben pensato di costruirsi un monumento funebre in vita, grazie all'aiuto del suo migliore amico (Leo Mauso, architetto di giardini macrobonsai).

Insomma, come fu e come non fu si arrivò alle primarie del centrodestra. Ovviamente il Freddo aveva il proprio concorrente: Alvaro Giovinotto, individuo di altezza rimarchevole, da questa sostenuto per agevolare lo svitamento delle lampadine fulminate in ogni anfratto di Palazzo Garraffah.

Nel corso dei cinque anni del suo governo il Giovinotto era infatti riuscito a eguagliare e quindi a superare il primato di Stefano Bellapersona, antico primo cittadino di Smalville, che però - va detto - aveva sostato nelle barocche stanze solo per un biennio (il cosiddetto biennio rosso, di gramsciana memoria. Va ricordato che il Leccese, quotidiano di punta di Smallville, aveva costruito sull'egemonia bellapersonica persino un editoriale in due anni).

Poi: la vera novità delle primarie. "E cioè, cioè?". Cosu, Francesco Patacca, editore di TeleMiAmo, emittente che ci ha offerto questo sarchiaponico spazio. Che dire di Patacca? Va detto che il billboard 18x6 con l'efficace claim: "Piacere, Patacca" era piaciuto parecchio a parecchi.

Il Patacca, ispirato da San Giuseppe da Copertino, vagheggiava, autoamplificandosi, di un progetto denominato Regno Stralento, cioè una specie di bisca clandestina che avrebbe scattarisciato ogni baresità dalla stralentinità.

Poi, buon ultimo Gino Frizzo, ultimo discendente della celebre famiglia Gino, che si vantava di essere stato democristiano ma anche veltroniano, se non altro per il “ma anche” che vi abbiamo appena letto.
Di Frizzo dire “Il garbo è rivoluzionario” è stato come vincere a burraco senza avere  pinelle nella faretra. Tanto il Frizzo ben sapeva che “tertium non datur”. Ma non si mai.
Ora il problema era: Alvaro Giovinotto sarebbe stato in grado di ostacolare la forsennata stralentinità del Patacca?
Aveva il Patacca investito ogni proprio sonoro doblone in comunicazzione?
E se sì, perché no?

Domenica ne vedremo delle belle, hostess comprese.
Buona votatio a tutti.

martedì 7 febbraio 2012

Il sosia di Eugenio Bellapersona


Era calato l’inverno sulle primarie del centrosinistra di Smallville. Alla fine aveva vinto lei, Fiona Mastinu. Forse perché ci aveva creduto di più, forse perché il suo partito - il Partito del lavoro complesso -  si era rilevato inaspettamente in possesso di una rete organizzativa. Forse perché il buon Eugenio Bellapersona aveva sottovalutato l’ultima settimana di campagna elettorale o forse ancora perché aveva sopravvalutato un misterioso sondaggio che lo dava in netto vantaggio su Fiona e che aveva fatto temere il peggio ai sostenitori di colei, che avevano quindi raddoppiato gli sforzi e il porta a porta sull’elettorato.
Fatto sta che a Smallville aveva vinto il Partio del Lavoro complesso e ciò rendeva le imminenti elezioni comunali un piatto ghiotto per i biografi e i notisti.

Di lui, Bellapersona, si sa che venne avvistato l’ultima volta in Lista di Spagna, a Venezia, la prima strada lastricata a sinistra della stazione mentre prendeva la gondola e si allontanava verso una laguna imprecisata. Forse il Bellapersona era stato attratto da un film su Re Artù, in  cui la salma del sovrano giace in una imbarcazione illuminata da una torcia sinistra e si allontana verso il grande Nulla. Così fece in effetti Eugenio Bellapersona, che aveva combattuto bene ma alla fine aveva perso contro le armate ricompattate del Partito del lavoro complesso. Si allontanò in una gondola senza gondoliere e nessuno lo vide mai più.

Invece un suo sosia continuava ad operare a Lecce nell’intento assai curioso di riesumare l’allegro comitato che lo aveva sostenuto nel corso della sua campagna, allargando tale comitato (nel frattempo divenuto una lista o listone) a Sinistra Filantropia e preveggenza - il partito del governatore regionale Abele Cuore D’oro - agli scintillanti guerrieri del Partito Anacronista e ai numerosi pedoni e contropedoni della società civile tutta (oh yeah!).
Secondo gli accordi si sarebbero divisi più o meno equamente i 32 posti in lista e il capolista sarebbe stato proprio lui, l’energico sosia di Eugenio Bellapersona.

In effetti il nuovo Bellapersona dimostrava doti inattese di leadership e di comando. Si comportava come se le primarie non ci fossero mai state e Fiona non avesse vinto. Aveva inoltre insinuato nellle menti del suo cerchio magico la niente affatto ragionevole idea di beccare più voti al primo turno delle Comunali di Smallville del Partito del Lavoro complesso.
Tuttavia, qualcosa si intromise nel suo diabolico progetto. Bellapersona era notoriamente destrimane. (Per descrivere la genesi del sosia di Bellapersona bisognerebbe inserirsi all’interno della difficile narrazione implicante le vicende della famiglia Bellapersona, racconto che in questa sede risulterebbe fuori luogo).

Il sosia era invece mancino, particolare che passava inosservato agli occhi di tutti i suoi numerosi amici e sostenitori. Solo una persona attenta e fine come Erminio Sportello - portavoce cittadino di Sinistra Filantropia e Preveggenza - si avvide del cambiamento. Quando Bellapersona 2.0 firmò un tremebondo manifesto per far divenire Santa Rosa la copia esatta di Manahattan, Sportello notò la distonia. “Ma guarda guarda”, rimuginò Sportello mentre tormentava l’orlo slabbrato di una felpa della Fiom. “Questa è un’altra bizzarria di Eugenio. Sommata all’inatteso vigore e all’aura che da lui promana direi che siamo alla sostituzione di persona”. Alla fine Sportello decise di mettere a parte della sua elucubrazione anche Mercurietta Fucoltini, anarco-individualista dotata di un forte pragmatismo politico e di una mente soggetta a ogni teoria del complotto partorita da essere umano e venusiano.
La Fucoltini, rielaborando in tempo reale centinaia di testi sulla sostituzione dei leader politici con sosia addomesticati da una fonte esterna, così si rivolse a Spoertello: “Tocca riunire la segreteria, l’affare è serio”.
Il multiforme cervello della Fucoltini stava lavorando su un antico seppur clamoroso strumento di comunicazione politica: il rapimento di persona.


domenica 15 gennaio 2012

Smallville non deve morire (e scusate il ritardo)

Cari vagnoni, archiviato senza allegria il sinistro 2011, qui a Smallville si respira la possente tramontana delle primarie. Erminio Sportello, pieno di briciole di pasticciotto consumate fino all’ultimo istante utile delle festività natalizie, si spolverò la felpa della Fiom, mentre le prime ombre della sera calavano sul tavolo del centrosinistra e prese audacemente la parola di fronte ai possenti esponenti degli altri partiti del centrosinistra locale. Lo Sportello aveva avuto la brillante idea di incistare nel tavolo anche Nick Fat, leguleio di fattura barese, espertissimo di giurisprudenze applicate al rinvenimento di azioni truffaldine alle primarie.

Il Fat ebbe l’accortezza di studiarsi i regolamenti delle primarie di Ulan Bator, di Tegucigalpa e Scheggia (PG): ebbe così modo, con l’ausilio di Sportello, di esprimere propri argomenti con forte accento palermitano, fatto che indusse i rappresentanti del Partito del Lavoro Complesso a capitolare per paura della mafia e soprattutto per sfinimento. Insomma, vagnuni, si era in possesso di una data e di un regolamento. In questa maniera il regolamento di conti era possibile.
Molte sono le cose da narrare. Schematizzando: Fiona Mastinu era entrata pesantemente in campo, Eugenio Bellapersona proseguiva la sua campagna elettorale politicamente corretta. A questa temibile coppia di competitors si era venuta ad aggiungere Perfettina Menegatti, praticamente una specie di Minerva alla corte di Tonino Tonino, il proprietario del Partito dell’Italia di Tonino. Costei, pur osteggiata con vistosa salivazione dallo stesso segretario provinciale dell’Italia di Tonino, Topazio Trillo, il politico che rispondeva al cellulare anche sotto la doccia dello spogliatoio della piscina “Donato Margarito” (Monteagro provincia di Smallville), si era insinuata nella campagna elettorale come una simpatica mina vagante. L’unica questione che contava davvero era a chi Perfettina Menegatti avrebbe sottratto voti: a Fiona Mastinu o a Bellapersona?

Ma andiamo al fatto veramente sconvolgente di questa prima fase di campagna elettorale: le dimissioni di Gioacchino Signorina, assessore al traffico del Comune di Smallville che aveva apostrofato il Presidente della Regione di Smallville Abele Cuoredoro con l’epiteto di “marmocchietto lussurioso”. Grazie alle morbose dinamiche dei social network, le affermazioni del Signorina furono note anche a Melbourne e a Santa Fe, provocando l’indignazione di frotte di cittadini di origine salentina, anche se da tempo immigrati all’estero. Infine il Signorina fu costretto a ignominiose dimissioni, il che fornì nuovi e sconcertanti sondaggi: per la prima volta dal Mesozoico, essi davano in vantaggio il centrosinistra sul centrodestra. La turbolenza mutogena degli stati di opinione rendeva faticosa la defecazione degli aruspici locali, sempre più confusi dalla frammentarietà dei segni. La prima data utile per capire come sarebbe stato lo scontro finale era il 22 gennaio, in modo da sfuggire alla maledizione Maya (prevista per novembre 2012) e al Carnevale di Superstrano (febbraio 2012), la temibile configurazione pagano rurale che contendeva alla Fuechera di Nuvoli il titolo di “evento provinciale più provinciale dell’anno”.

Ma, sornionamente, tutte le ipotesi erano ancora in grado di realizzarsi: nel centrosinistra Bellapersona appariva in vantaggio sulla caparbia Fiona, mentre Perfettina Menegatti in realtà si allenava in vista di più ambiziosi traguardi. Tuttavia Fiona non mollava l’osso, e non erano pochi tra i militanti del Partito del Lavoro Complesso a ritenere possibile un suo scatto di reni finale. Quando i seggi delle primarie saranno chiusi la notte del 22 gennaio, sapremo a chi andranno oneri e onori dell’avversario del centrodestra per la poltrona di Sindaco. E il centrodestra? Sia Abelarda Semprevispa del Partito etno-terron-chic “SuSù andiamo a Sud” sia Alvaro Giovinotto, Sindaco uscente di Smallville, attendevano gli altrui eventi, anche se ogni 2 per 3 si scambiavano maleodoranti ingiurie camuffate da promesse di primarie. A presto dunque, buone primarie a tutti/e. Buon 2012.

P.S. In culo ai Maya.

domenica 11 dicembre 2011

Giù le mani da Smallville


Care lettrici e lettori, vagnone e vagnoni, candidate e candidati: vi scrivo questa volta sommessamente, in punta di penna. Ho saputo infatti che questi miei scritti auspicabilmente umoristici e talvolta satirici in cui vengono descritte le vicende del luogo immaginario chiamato Smallville vengono utilizzate da persone reali appartenenti al piccolo mondo della città di Lecce per sostenere che in questa saga via blog si fanno riferimenti fin troppo chiari a fatti e vicende realmente esistenti nella suddetta capitale del barocco. Ciò è impreciso.

Non perché non possano esserci  coincidenze o sovrapposizioni tra Smallville e Lecce, o tra personaggi inventati e personaggi reali: questo è possibile ma non costituisce alcuna prova di un tentativo deliberato di entrare nel merito delle vicende del mondo reale. L'immaginazione parte sempre dalla realtà: senza il mondo che chi scrive vive non sarebbe possibile alcuna visione di altri mondi. Tirare la corda della realtà percepita e lavorare per sviluppare all'estremo le possibilità narrative di uno spunto di cronaca fa parte delle regole del gioco della satira. Non mi appello alla libertà di stampa o ad altri baluardi della coscienza filosofica occidentale. Mi appello semplicemente al buon senso. Per cui, care candidate sindaco e cari candidati sindaco, non scassate troppo gli zebedei: se vi va ingoiatevi la mia saga come fosse un fasularo gallipolino pronto a mangiarsi (e a sparire in un attimo) oppure rifiutatela come un turcinieddhru avariato. Ma non dite che dietro al tale personaggio c'è di sicuro questo o quell'attore politico.
Nessuno scrittore satirico prende la realtà e la riproduce come tale: vi è sempre un'autonomia della narrazione, che si interessa solo in minima parte alle ricadute dei motti di spirito sulla realtà “vera”. Ma qualcuno potrebbe anche riconoscersi in questo o in quel personaggio, in questo o in quel partito.

Lo scrittore non può impedire l'identificazione del lettore. Viene inoltre il sospetto che se un politico si riconosce in un personaggio sia per un motivo molto semplice: perché riconosce effettivamente se stesso nei tratti del personaggio di fantasia, nel suo eloquio, nel suo comportamento.
Non si può impedire che la realtà si riformi nella fantasia. Giù le mani da chi  scrive con la fantasia. E un po' di senso della misura, e possibilmente dell'umorismo.

Saluti stralentini.



mercoledì 30 novembre 2011

La scelta di Fiona

Il centrosinistra era, in qualche modo, partito. A gennaio si sarebbe votato per le primarie, e ormai i candidati in campo erano 3 (tre): Fiona Mastinu, vice-ciambellana del governo regionale e pezzo da 85 del Partito del Lavoro Complesso di Smallville, Eugenio Bellapersona, e infine Topazio Trillo, dell'Italia di Tonino. Di Bellapersona abbiamo già detto tutto il dicibile nell'ultima puntata.

Ora tocca a Fiona. Su di lei infuriavano varie leggende. C'era, tra i centrosinistri smallvillesi, chi sosteneva che Fiona era comparsa a Smalville già adolescente, formata in tutto e per tutto. Il suo primo incontro con l'operosa cittadina fu dovuto a una gita scolastica organizzata dal liceo giuridico “Giuliano Sangiorgi” di Niceto Stralentino, dove Fiona viveva. All'epoca la ragazza era snella e flessuosa, quasi una silfide. Capelli neri, occhi azzurri e nasino all'insù. Indagando sul suo passato, si sarebbe scoperta gran parte dei suoi segreti. Perché Fiona non era solo bella e delicata come una principessa stralentina, ma incredibilmente attiva nell'attività politica studentesca. A 13 anni fu eletta rappresentante di classe (nell'allora scuola media “Papa Ricky” di Niceto Stralentino, poi ribattezzata “Alessandra Amoruso di Amici di Maria De Filippi” in seguito a un referendum promosso dalla sezione giovani del locale Movimento Stralento Immanente, referendum poi rigettato dalla Corte Costituzionale con l'obbligo di ritornare all'originaria denominazione della scuola, che venne però aggirato sostenendo che la locale fabbrica di insegne non disponeva di R per comporre la scritta, che dunque sarebbe risultata intestata a “Papa Icky”, nome blasfemo e inutilizzabile. Le lettere R erano bruciate in un terribile incendio sviluppatosi per fortuna solo nello sgabuzzino dove esse erano custodite – fatto che insospettì il giudice Sancataldo Nottola che indagò per qualche tempo sul caso, poi chiuso per l'assoluta omertà dei Nicetani). A 14 anni Fiona fu eletta nel Consiglio di Istituto della scuola e anche nel Consiglio di Distretto, nel Consiglio Comunale di Smallville, in quello Provinciale e infine in quello Regionale.
Il fatto a suo modo inquietante è che Fiona Mastinu mantenne tutte le cariche (e i gettoni di presenza, malignavano i suoi detrattori) senza dimettersi da alcuna. Le sue giornate erano perciò scandite dagli interventi che Fiona produceva, con grande dispendio di energie ma sempre con passione e rigore, in ognuna delle sedi istituzionali in cui risultava eletta. Questa abitudine tuttavia cozzava contro le aspettative del preside del liceo giuridico “Giuliano Sangiorgi” di Niceto Stralentino, Albus Chicchi Demòni, che era non solo un ottimo insegnante, ma soprattutto un mago massonico settimo Dan, e che aveva scommesso che Fiona sarebbe diventata un'ottima maga bianca. Albus sperava che Fiona studiasse, ma – di carica istituzionale in carica istituzionale – doveva arrendersi di fronte all'evidenza che l'iperattiva ragazza non era in grado – nessuno lo sarebbe stato – di portare avanti i suoi uffici applicandosi allo stesso tempo al difficile apprendimento della magia bianca. Il preside alla fine convocò Fiona nel suo ufficio pieno di civette impagliate e di copertine di dischi dei Negramaro e le diede un ultimatum: “O ti dimetti da almeno una delle tue tante cariche, oppure ne subirai le conseguenze”. “Questo è un ricatto bello e buono” - replicò stizzita Fiona Mastinu. “Non ho alcuna intenzione di di dimettermi da alcuna carica: al posto mio potrebbe andare un rappresentante di Sinistra, Filantropia e Preveggenza, e ciò danneggerebbe senza dubbio alcuno il mio partito”. “Quale partito?” - replicò incredulo il preside. “Il mio – affermò serafica la ragazza – il Fiona Party”. “La tua ambizione è pari solo alla tua bellezza” – sentenziò Albus. “Da ora in poi – disse alzando la sua bacchetta magica sopra il capo di Fiona – dovrai sudarti le tue cariche senza più poter contare sulla tua avvenenza”. E il mago-preside pronunciò una formula magica in cui ricorreva anche l'espressione “Partito del Lavoro Complesso”, o forse fu solo una cattiva interpretazione degli origliatori appostati fuori dalla stanza di Albus.

Fatto sta che la vita di Fiona cambiò, almeno esteticamente. La bellissima e delicata principessina lasciò il posto a un caterpillar di colore verde, duro come una corazza e forte come un gigante, la cui appartenenza al genere femminile tuttavia era certa, perché Fiona non volle mai prendere atto della trasformazione avvenuta, e continuava perciò a dispensare sorrisi e sorrisetti a tutta la cittadinanza, con garbo e autostima. Anche se la flessuosa principessa aveva lasciato il posto a una Gioiosa Macchina da Guerra  (GMG), Fiona non per questo abbandonò la politica. Anzi, ella decise di iscriversi al Partito del Lavoro Complesso, dove si mise all'opera per poter finalmente regalare agli Smallvillesi una leadership politica degna di questa terra, matriarcale e iperattiva come Dio comandava. Non sapeva però la Fiona che l'incantesimo di Albus Chicchi Demòni era piuttosto articolato, ma non privo di uscita. Intanto preconizzava una vita politica assai più complicata di quanto Fiona credesse: Albus incatenò il destino elettorale di Fiona Mastinu alla sconfitta per una bella serie di anni.

Infatti la donna, ormai stabilitasi a Smallville per esigenze di collegio, venne fatta secca alle primarie del centrosinistra da un'improbabile intesa tra Protagora Quadro e Yanez Webtv, portatore sano di votanti estemporanei. Venne inoltre impiombata dal venerabile Antonio Scattaricione, farmacista di Vuglie Stralentina, e silenzioso incettatore di voti del centrodestra provinciale nelle medesime elezioni.
Va precisato che ad ogni sconfitta Fiona dimostrava una singolare baldanza: beccava comunque un seggio nell'istituzione in oggetto che, sommato agli altri seggi delle altre istituzioni in oggetto, le consentivano comunque una vita piacevole. D'altronde Fiona – che aveva incontrato il proprio compagno, Shreck Mastinu, durante un comizio nella pineta di Smallville in occasione della festicciola cittadina de Lu Riu: mangiarono insieme sette colombe pasquali e sette agnelli di pasta di mandorle, dopodiché si innamorarono perdutamente l'uno dell'altra – aveva ora 16 figlie femmine, che le davano un certo da fare nella quotidianità, e 21 profili su Facebook, altro fatto che le sottraeva tempo. Ora che aveva accettato per puro spirito di servizio la candidatura alle primarie del centrosinistra per il sindaco di Smallville, Fiona era incerta e angosciata. Fu quindi con un certo sollievo che ricevette una missiva segreta da parte di Albus Chicchi Demòni, che le chiedeva un abboccamento.
“Che c'è sta volta?” - disse senza tanti preamboli la ragazza verde al vegliardo in pensione.
“Devo avvertirti di una novità – disse tranquillo il vecchio carezzandosi la lunga barba – Nel Consiglio dei Savi si è deciso di darti un'ultima chance. Se dimostrerai umiltà e pentimento potrai tornare alle tue originarie fattezze, bella mia”.
“E cosa dovrei fare?” - chiese emozionata Fiona.
“Semplice: perdere le primarie del centrosinistra. In questo modo avresti dimostrato la tua assoluta buona fede e contrizione, e tornerai la principessa delicata e bellissima che sei sempre stata, e potrai persino conservare i tuoi 47 posti nelle istituzioni democratiche di Smallville. E chissà, un domani potresti anche finire nel Parlamento nazionale”.
Fiona deglutì a fatica e sentì un sudore leggero scenderle sulle sopracciglia.
Che cosa doveva fare della sua vita?

mercoledì 16 novembre 2011

Tutta la verità su Eugenio Bellapersona

Alleluia vagnoni, alleluia. Il centrosinistra di Smallville si ritrova finalmente con due candidati due, e dunque le primarie si possono fare per davvero. Un candidato lo conoscevamo già, il serio Eugenio Bellapersona, uomo tutto d'un pezzo e di anima indagatrice, circondato da volpacchiotti/e quasi sempre collegati/e a Facebook, capaci di impressionanti postate anche postdatate, in grado di raggiungere ogni più microscopico granello di coscienza civica individualizzata e autoinfrattatasi in ogni pertugio astensionista nelle ultime 300 scadenze elettorali.
Nelle infuriate assemblee di base che prendevano di mira le fondamenta stesse della bella cittadina in cui viviamo, deturpata da 1600 anni di governo di centrodestra arruffone, dirigista e parruccone, il Bellapersona sfoggiava il delicato profumo “Société Civile” e una mistica fragranza comunitaria si spargeva nelle sale odorose di associazionismo e di programmi futuri, immediatamente trasformati in pdf sublimi da un manipolo di smanettoni/e che in qualche secondo invadevano la rete e i condomini del centro storico e persino qualche spicchio di periferia centosessantasettina casermonesca e – tendenzialmente – abelardeggiante.
Bellapersona era di fatto l'unico politico smallvillese che si fosse dedicato a pensare concretamente a uno straccio di proposta utile a far nascere una discussione nel merito delle cose da fare per consentire a Smallville di sembrare non solo una bella signora dal passato complesso, ma di trasformarsi in una ragazza svelta e cooperativa, sempre bella ma leggermente più contemporanea del vegliardume biografico della ducessa Abelarda Semprevispa, fondatrice del movimento etno terrone “Io Sì. Tu non so” e del nientismo dinoccolato e paccasullespallico del giovanissimo sindaco populista di Smallville Alvaro Giovinotto.
I modi pacati di Bellapersona non debbono trarre in inganno: egli è un esempio per tutti gli stralentini cittadini e smanettoni.

La sua giornata tipo parla chiaro: sveglia alle 5 con collegamento immediato a Facebook e per augurare buona giornata agli utenti del suo sito (Smallville 2.0, che gli ultras della locale squadra di calcio interpretavano come un risultato favorevole contro un nemico generico, castigato da ben due reti a zero). Alle 7 prepara la colazione macrobiotica alla prole, alle 8 saluta la sposa erudita e si avvia al semaforo sotto casa, dove aiuta le vecchine di Smallville a traversare la strada e a firmare petizioni su Facebook con lo smart phone e dove staziona fino alle 9 e 12, osando finalmente concedersi una pausa di 37 secondi per ingurgitare qualche pasticciotto ancora avvolto nella carta del Quotidiano di Smallville, che viene in questo modo assimilato senza dover azionare la vista.
Alle 9 e 12 e 49 secondi Bellapersona inforca il suo skateboard elettrico e comincia la sua opera di vigilanza della pista ciclabile di Smallville, per individuarne difetti e problemi. Tuttavia l'investigazione è assai presto completata, per via del fatto assai elementare che la ciclabile di Smallville è lunga solo 132 centimetri, anche se in effetti pieni di sgarruppamenti e frastaglità e burroncini.
Alle 9 e 30 Eugenio si dirige finalmente al lavoro, che consiste nel fare da manager a una squadra di educatori di bambini talmente buoni e sensibili che a confronto la Montessori sembrava Crudelia Demon.
Alle 11 Eugene Beautifulpeople (questo il suo nome su Facebook) si faceva una galoppata su internet, e ordinava buoni del tesoro ellenici sul suo portfolio bancario, non certo per speculare sui tristi destini dei padri della democrazia (cosa per altro non possibile tecnicamente visto che i tedeschi avevano prosciugato tutto il prosciugabile da Atene a Salonicco) ma solo per aiutare la Grecia a riprendersi più in fretta. Bellapersona infine rientrava a casa per pranzo, non prima di aver aiutato un numero imprecisato di genitori moderatamente progressisti a infilare in macchina i figli all'uscita dalla scuola elementare “Silverio Tomeo”, fucina di talenti della società civile stralentina, sottraendoli alla propaganda arrogante dei posteggiatori abusivi assoldati dal centrodestra e forniti di megafono dentro cui prendeva a scorrere la prosa ossessiva dei discorsi del Freddo di Maglie, padrone del Partito Populista Magliese, mandati a memoria dai posteggiatori medesimi e recitati nonostante il rischio di restarne talmente annoiati da svenirne.
Dalle 15 alle 19,30 Bellapersona si concedeva un riposino in stile stralentino, anche se il profilo di Eugene Beautifulpeople continuava misteriosamente a restare attivo e postante per tutto il meriggio smallvillese. Al risveglio vespertino Bellapersona nutriva il figlio con merendona macrobiotica e quindi andava alla riunione del suo Comitato, da cui tornava alle 23 per un'ultima sventagliata di profumo Société Civile, collocato dalla moglie in rammemorante posizione strategica, cioè tra i raggi della bicicletta “Impegno Sociale 1960” che il Bellapersona preferiva allo skateboard nelle ore tardive de la noche. Quindi, dopo aver profuso la fragranza nella sala dell'assemblea di base per l'ultima volta, tornava dalla moglie erudita e discuteva con lei di come erano andate le cose della giornata. Insomma, di Bellapersona sappiamo già tutto, e come si vede non c'è niente che non si possa non sapere. Finalmente una persona che corrispondeva al proprio nome. D'altronde, si dirà, non era il solo. Infatti, dopo una stagione di telefonate nevrasteniche tra tutti i dirigenti e militanti del frastagliato Partito del Lavoro Complesso, la micidiale Fiona Mastinu, zarina della Giunta Regionale capitanata dal retore presidenziale Abele Cuoredoro – leader carismatico di Sinistra, Filantropia e Preveggenza – era infine piombata in campo.

Ebbene sì, l'allegra Fiona Mastinu – nome omen – aveva messo tutto il suo peso nella campagna, accettando l'invocazione che era venuta urbi et orbe da tutto il Partito del Lavoro Complesso, incapace di estrarre dalle menti dei propri geniali dirigenti nazionali, regionali e locali un qualche nomecognome plausibile da contrapporre al Bellapersona, persona da quel Partito proveniente, ma da esso medesimo fuoriuscito da qualche annetto e con un seguito di persistente simpatia da parte di molti militanti di intelletto medio e medioalto. Ma di Fiona, e della sua gioiosa macchina da guerra, ci occuperemo la prossima volta. Per adesso tutti gli sguardi erano puntati sulla capitale del Bel Paese, dove il Guru Sporcaccione di Arcore si era dimesso, applaudito per questo dagli Appennini alla Ande, passando per Aix-en-Province, Reikiajvik e Katmandu e Kinshasa e Wellington (NZ) e Bastardo (PG). E comunque alleluia vagnoni, alleluia.

lunedì 24 ottobre 2011

Partita doppia

Vagnuni, qui c'è troppa roba per il povero cronista di Smallville. Ci eravamo lasciati mentre si spargeva nell'aere stralentino la notizia che il Consiglio Comunale era un covo di sniffatori e ci ritroviamo nella solita latrinaccia dove guaiscono i procacciatori di voti pronti ai più inusitati funambolismi.

Tanto per dirne una: dopo anni (anni) di parolacce reciproche, Alvaro Giovinotto – il giovane rockabilly attuale sindaco di Smallville – e Abelarda Semprevispa, la sempiterna ducessa di ogni Stralento, fecero capire di poter non dico venire a patti, non dico mettere della saliva appiccicaticcia tra le proprie diversità, non dico riprendere a salutarsi all'uscita da opposti convegni al medesimo hotel Giorgione, non dico a nominarsi senza nefandi nomiglioli con i giornalisti, ma almeno a buttarsi corna contro corna in singolar tenzone.
 Echeggiò in tutto lo Stralento l'editto primordiale, il subtesto corale, l'inusitata primizia: primarie nel centrodestra, primarie nel centrodestra! In effetti, facendo quel minimo di aritmetica che abbisogna in casi cotali, risultava evidente che: Abelarda + Giovinotto insieme alle elezioni = quasi sicura vittoria per lo schieramento del guru marcescente di Arcore; Abelarda per i fatti propri (al centro?) versus Giovinotto = risultato incertissimo per il centrodestra; Abelarda dall'altra parte del fiume (centrosinistra) = sconfitta plateale del centrodestra. Quest'ultima possibilità era d'altronde irreale, perché – dopo non poche sfibranti riunioni a base di ciceri e trippa e succo di pampaciuni, corroborate da termos pantagruelici di caffè in ghiaccio al latte di mammola– persino l'ala etno-menscevica del Partito del Lavoro Complesso non se la sentiva di aprirsi alla temibile Semprevispa e al suo terrificante ancorché archeologico dinamismo terron-chic.

 Restavano quindi due buste: a) Abelarda e Giovinotto facevano finta di stare insieme fino alle elezioni, dopo aver consumato un rituale collettivo assai cannibale (le primarie del centrodestra) che avrebbe stabilito chi dei due avesse più testosterone elettorale; b) Abelarda e Giovinotto continuavano a comportarsi come nemici, e allora persino quei simpatici bevitori di succo di pampaciuni del centrosinistra potevano sperare di portare a casa un sindaco dopo anni (e anni, e anni).

 Ma le dichiarazioni dell'una e dell'altro sulle più prestigiose testate internazionali non rincuoravano i pochi centrodestri rimasti con la testa sulle spalle. Le primarie? E chi le aveva mai viste? Nel centrodestra? Ma se tutto per più di sessant'anni era stato regolato con il Cencelli in mano e poi, dopo la burla di Tangentopoli, con l'autorità del leader personale, unico demiurgo (anche in gonnella) del destino del voto dei cittadini? Provate a immaginare – dicevano quelli della fazione degli Assennati – che vorrebbe dire fare le primarie fra un lupastro nasuto e una tigre attempata? Chi li va a cercare i voti contro l'Abelarda nelle rovine della 167? Chi si mette contro il Freddo di Maglie, dominus di Giovinotto e che persegue con indicibile coerenza la distruzione della Semprevispa anche a costo di rimetterci tre cravatte Serenella regalate dal premier in uno slancio di generosità superumana? Metti che vince quella: il Freddo deve ingollare porzioni sumo di pasticciotti per ritrovare il suo mesto ghigno televisivo, e il suo dietologo dovrà dimettersi da ogni incarico (ci stava comunque meditando da tempo, battuto dai ristoranti romani e dalle scarpette di sugo di trippa e animelle che il Freddo ingollava fottendosene degli schizzi sulla camicia fatta a mano dal sarto di Ruffanopoli). Oppure: metti che vince quello: che vita attenderebbe la tigre dello Stralento una volta che fosse stata morsicata nelle zampotte da un lupastro rockabilly? Si può andare in pensione così precocemente? Chiudere una carriera secolare con una sconfitta inferta da un nemico così insignificante? Che si fa? Dove si va?
 Signorilmente, i due sapevano che dovevano portare avanti la pantomima almeno fino all'unico atto che avrebbe reso calpestabile una situazione vagamente reale: e cioè che si sapesse il nome dell'avversario dell'altro schieramento. Così, giusto per capire di che morte morire o per capire di chi farsi beffe.

Perciò eccoci, vagnuni, all'altro corno del problema. Avrete sentito, in queste malmostose settimane di primo autunno, che nel centrosinistra la tavola rotonda era di nuovo di moda. C'è chi l'avrebbe voluta rotunda o qualcosa del genere, ma alla fine chi ha perso non può che piallare gli angoli del proprio desiderio. Da questa parte del fiume la realtà sembrava essere questa: dopo più di un anno le primarie sembravano finalmente a portata di mano. Persino il titubante Topazio Trillo dell'Italia di Tonino, sfoggiando un intollerabile Ipad da polso, si era lasciato sfuggire un significativo, per quanto doloroso, “evabbè”.

 Ora il problema consisteva, per i pochi convinti sostenitori delle primarie vere, nel dare un contentino ai vari citrulli che avevano proposto – giusto così, per blaterare qualcosa – le primarie delle idee. Un comitato di saggi messo in piedi da Sinistra, Filantropia e Preveggenza si riunì in un lungo fine settimana nella masseria di Helen Mirren e così deliberò. Le primarie delle idee erano una signora ciofeca. Giacché con le primarie “normali” si sceglieva un unico candidato, così si sarebbe dovuto fare con le primarie delle idee. Il compagno Sportello, portavox del Partito del governatore Abele Cuoredoro, se ne arrivò con codesta riflessione: non era possibile svolgere le primarie delle idee, perché con una sola idea, per quanto super-trendy, non si faceva un programma. Ma tosta fu la replica di Giacinto Cravatta, zompettante segretario cittadino del Partito del Lavoro Complesso: “Facciamo le primarie delle idee su quest'unica idea: se è giusto o no fare le primarie”. Sportello voleva piangere come un vitello o gettarsi a testate contro il pur mite Cravatta, e avrebbe anche fatto o l'una o l'altra cosa (o entrambe) se nella stanza della tavola rotonda non fosse successo l'irreparabile: l'Ipad da polso di Topazio Trillo era scoppiato come un mortaretto. Attentato del centrodestra o acquisto incauto su Ebay?

domenica 9 ottobre 2011

Un regalo per Renato

“Caro Renato,
scusa se uso impropriamente le colonne digitali di questa testata per una celebrazione privata, ma ho la pretesa di ritenerti una persona rappresentativa di questa città – anzi, della sua parte migliore – e intendo dunque farti i miei auguri di compleanno – e che compleanno – per riflettere a voce alta sul luogo che ti ha dato i natali, e dove tu trascorri la maggior parte del tempo da esattamente mezzo secolo. Già, le persone che ti conoscono di vista non possono saperlo, ma tu oggi compi 50 anni. “Ma davvero? Ma dai, te avrei dati quaranta” - questi i commenti più diffusi alla notizia del tuo genetliaco. Sì, sei un signore di mezza età, ma sembri un giovanotto.

Quando arranchi nelle stradine di Smallville dietro a quella specie di manzo argentino che ti ostini a considerare il tuo cane, quando subisci l'ennesimo caffè in ghiaccio offerto da un cliente moroso della tua banca, quando dispensi utili consigli ai vigili urbani indecisi se chiamare il carroattrezzi o limitarsi alla multa da 200 euro infilata nel tergicristallo, quando sgommi sulla tangenziale alla ricerca della squadra di calcetto del sabato pomeriggio: ebbene, la gente non sa che dietro il tuo sguardo sbarazzino si celano le diottrie affaticate di un cinquantenne. Mezzo secolo, René, te ne rendi conto? Quando sei (siamo) venuti al mondo la tv aveva appena inaugurato il secondo canale, le immagini giungevano in bianco e nero, ovattate. Ti ricordi? Un certo giorno del 1963 vedemmo i parenti tristi, che piangevano la morte di quel presidente col ciuffo e l'aria libera. Poco dopo gli americani arrivarono sulla luna, e poi Rivera segnò un gol da urlo al povero Mayer frantumatosi dalla parte sbagliata della porta, in quella meravigliosa partita che innalzò l'autostima del nostro popolo fino all'eroismo di massa.

 Per non parlare del mundial del 1982, che ricordiamo nella speciale fragranza del tabacco da pipa del presidente Pertini, del suo sorriso contagioso e partigiano. Noi andavamo già all'università, e ci eravamo lasciati alla spalle le agitazioni del liceo e la nostra insofferenza. Qualche volta mi hai raccontato di quei lontani anni davanti a un bicchiere del nostro oste irlandese, Mark O'Poor. “Si parcheggiava nella piazza del Duomo” - mi dicevi incontrando il mio sguardo incredulo. Eh già, Smallville era un'altra cosa, allora.
Nei nostri paraggi anagrafici si creava un immaginario pieno di fascisti e di compagni, piccole lotte per la sopravvivenza di un'idea militante che si scontrava con le molecolari azioni che intanto trasformavano una cittadina operosa al servizio delle campagne nella cabina di regia di ciò che ancora rendeva bene in provincia. Le tante banche che hai visto sorgere a cavallo tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80 che cosa raccontavano se non una destinazione astuta del denaro, nato dal tabacco e dalle tomaie e finito ad alimentare portfoli diversificati, da amministrare con dovizia di furberie da parte dei tanti commercialisti e altri burocrati dell'investimento? Eh sì, Smallville è cambiata, e tanto.
Tu ti sei sempre chiesto perché non si potesse vivere meglio da queste parti, visto che il clima è buono, il cibo eccellente, il mare magnifico e la gente sufficientemente intelligente e a volte persino gentile e disponibile. Già: perché non si poteva – pensavi – dare spazio alle biciclette, moltiplicare il verde pubblico, dotare il centro di buoni collegamenti con la periferia? Perché non si poteva avere una squadra di calcio degna di questo nome, invece che un'equipe schiacciata tra stagioni buone e ridiscese al purgatorio della serie minore? Sono domande di cui tu, persona piuttosto saggia, sai già le risposte.

Quanti ne hai visti che non disponevano di talenti, ma solo di una nascita fortunosa, e che tenevano uno stile di vita da miliardari improvvisati? Ehi René, quante automobili di lusso hai visto guidate da bamboccioni sniffatori buoni al massimo per scroccare una serata a una cubista del capo di Leuca? Quante stagioni hai visto buttate via dai contenziosi tra azienducole capaci però di bloccare pavimentazioni di strade e costruzioni di edifici pubblici? Quanti condomini hai visto crescere dal giorno alla notte negli spazi che un qualsiasi urbanista di medio livello avrebbe giudicato “non adatti all'edificazione”? E quanti complimenti esagerati hai sentito rivolgere a chi si è limitato a intercettare risorse europee per rifare il copriletto al centro storico? Certo, meglio il basolato dell'asfalto. Però quanti cacchio di raccomandazioni ha messo in moto quel correre all'intervento municipale nelle infrastrutture? Quanti giovanotti hai visto morsicarsi le unghie temendo che all'ultimo istante la raccomandazione dello zio prete non giungesse a buon fine per entrare nello staff del presidente della provincia?
E' da cinquantanni, caro Renato, che vedi la tua città con gli occhi di uno che sa di comportarsi tendenzialmente bene, e che – a parte la breve parentesi del sindaco Bellapersona – ha sempre visto susseguirsi signori e signore del centrodestra a tenere il timone della tua città, con tutte le conseguenze di questo genere di egemonia nella disposizione dei servizi e delle risorse, dei profitti e dei conflitti di interesse. Ora hai 50 anni, e vorresti che qualcuno ti facesse un regalo per il tuo compleanno, per sentirti al passo con il tempo che scorre veloce e che alla fine ci fotte tutti. Un bel regalo per te ce l'ho in mente, ma purtroppo non dipende da me. Dare una sistemata a questa città, farla diventare il salotto colto di tutto il Sud, chiamare nella tua città tutti gli ingegni migliori dell'epoca, mettere la bellezza a disposizione di un progetto rivoluzionario: vivere bene senza dover omaggiare nessuno, laicamente e in amicizia. Te lo auguro, vecchio mio, e lo auguro a noi tutti.
Un abbraccio, S.”.

lunedì 3 ottobre 2011

“Sradicherò i pali del filobus”

La fiacca più fetente calava nelle ombre della sera del centrosinistra di Smallville: l'elettorato centrosinistro si chiedeva se non fosse il caso di attirare i leader (sic!) del centrosinistra di Smallville alla “Sagra del turcinieddhru in fiore” e colà, armati di lacci e lacciuoli, legarli ben ben alle sedie del teatro Crudelja e sottoporli a 72 ore di musica non stop miscelata dalle sagaci scalette di Pinuccio Sforesio, consigliere comunale del Partito del Lavoro Complesso che, in gioventù, aveva terrorizzato con la musica intere scolaresche e pensionati universitari stralentini.
Cominciò a circolare tra i militanti e simpatizzanti della sinistra di Smallville un invito segreto per procedere alla cattura del manipolo di perditempo e tattici da quattro soldi cresciuti alla corte di Supponenzio Maddalena, l'indisponente esponente del Partito del Lavoro Complesso che aveva, nel corso del tempo, indossato l'elettorato stralentino come fosse un vestito da sera di cui vantarsi con gli amici del circolo velico di Montecitorio. L'invito diceva, tradendo una residua, flebile e tuttavia ancora esistente fiammella di speranza popolare, che se “entro una settimana non fosse stata convocata la Commissione Data delle Primarie, rapiremo i leader del centrosinistra e li sottoporremo a tortura musicale”. Insomma, un periodo orrendo per il centrosinistra stralentino.

Non che la situazione del centrodestra fosse meno fiacca e mefitica. Il sindaco diciottenne di Smallville, il rockabilly Alvaro Giovinotto, si aggirava in stampella tattica tra il popolino stremato dalla crisi e dai pasticciotti autunnali dispensando certezze bulimiche sul roseo futuro della cittadina. E tutto quello che non funzionava? E il filobus inutile e intonso da 84 anni, la disoccupazione giovanile, le cicche per terra, i chewing-gum attaccati sotto le natiche di Sant'Oronzo da perfide squadre di trindisini minorenni assoldati dal sindaco di Trindisi – storicamente nemica di Smallville fin da quando Abelarda Semprevispa si esibiva nei giochi gladiatori patrocinati dalla Roma traianea – per sporcare la nobile cittadina per vendetta contro il furto del Colosso di Rodi, che poi gli smallvillesi aveva ribattezzato Sant'Oronzo per sfregio (e gli avevano anche tagliato inspiegabilmente due dita della mano destra)? Beh? Dove erano finiti i problemi urbani e periurbani? Interrogato da giornalisti mordaci e aggressivi, simili a veri e propri cani da guardasala, Alvaro Giovinotto rispondeva che la responsabilità di tutti i problemi di Smallville era da attribuire a Lei, la Grande Coupable, Abelarda Semprevispa, sindaca di Lecce per volontà di Garibaldi, Mazzini e del Quartetto Cetra.

“Ma allora – chiedevano insinuanti i giornalisti aggressivi di Smallville – lei non ricorda di essere stato Assessore al Bilancio della Giunta Semprevispa, nonché vicesindaco e Assessore ai Lavori Pubblici e anche strappabiglietti al parcheggio dell'Hotel Giorgione?”
“Ma quello – tuonò Giovinotto con voce indignata – è il MIO hotel, e ci svolgo le mansioni che voglio. Capito?”
“Epperò – rispondevano lesti quelli – lei non ricorda allora di essere stato Assessore al Bilancio della Giunta Semprevispa, nonché vicesindaco e Assessore ai Lavori Pubblici?”
“No – rispose tranquillo Alvaro – non ricordo”.
“Ma come – fecero quelli ormai sgomenti – ciò non è possibile!”
“Possibilissimo – rispose l'anziano adolescente – ci sono in letteratura medica moltissimi casi di persone che non ricordano intere epoche della propria vita. E allora? Qualcuno di voi può umanamente dire che si tratti di un reato? Non vedo mani alzate. Vabbè, fatemi andare a lavorare, che al Giorgione manca un barman”. E se ne andò lasciando stupefatti almeno un paio di giornalisti aggressivi.

Ma la notizia vera della settimana era un'altra. Il signor Antonio Muflone, ex sodale della più che atletica Abelarda Semprevispa, aveva deciso di candidarsi a sindaco di Lecce sbeffeggiando l'antica mentore(ssa). Ciò rasentava l'inspiegabile. Ma non è questo il punto. Fu la sua prima dichiarazione quella che attirò la curiosità dei cronisti e dei ficcanaso: “Sradicare il filobus, palo per palo”. Questa affermazione fece in un secondo il giro di Smallville. Pasquale Ciccio, broker fuggito nello Stato indiano del Kerala e, udito lamentarsi per furto di infradito da Supersano (il super-eroe stralentino dietro cui si celava il mitico Francesco Patacca, patron di TeleMiAmo e proprietario del Movimento Stralento Immanente), era stato rimpatriato con il programma “Rientro dei pivelli”. Detto Pasquale Ciccio cercava in un modo o in un altro di sbarcare il lunario, dovendo tra parentesi rimborsare il fisco dopo 32 anni di evasione totale delle tasse. Passando per il luogo ameno dove Antonio Muflone stava giganteggiando con la sua proposta di sradicamento ebbe una fulminante intuizione.

Ogni famiglia di Smallville avrebbe avuto in dotazione dal nuovo sindaco un casco cornuto di origine bovina o caprina con cui il capofamiglia avrebbe potuto partecipare alla distruzione dei pali del filobus nella giornata internazionale del Trasporto Mefitico, in cui gli smallvillesi avrebbero preso a poderose cornate gli odiati pali e disintegrato così una forma di abbrutimento estetico e una considerevole presa per i fondelli per l'intera comunità.
Cominciò così a prendere forma, nella mente complessa di Pasquale Ciccio, ex-broker reinventatosi operatore culturale europeo per potenza della parola di Antonio Muflone, la “Notte dei Tori e dei Capri”, un impressionante evento politico-culturale di fronte al quale la “Notte della Taranta” sarebbe sembrata una festicciola in casa Quarta Molosso. “Dovrò parlarne con Francesco Patacca “ - pensò infine Pasquale Ciccio mentre si dirigeva, nel risciò da lui stesso guidato, verso la periferia postindustriale di Smallville, là dove si ergeva il Grattacielo di TeleMiAmo.

lunedì 26 settembre 2011

La data delle Primarie

Insomma, Chicchi Demòni (il commercialista internazionale e campione di burraco creduto il candidato perfetto del centrosinistra da una parte del centrosinistra) traccheggiava. Veramente diceva no sonori a ogni principiar d'intervista, e quindi quasi tutti dicevano: “Maddai, lasciatelo stare il Chicchi, che non ci ha nessuna voglia di competere per la prima poltrona di Smallville”.
Eppure qualcuno seguitava a sussurrare: “Invece no, fate che gli telefoni Abele Cuoredoro, il Governatore, e vedrete che quello ci sta. Ci sta eccome”. Infine, il titubante Demòni passò, forse momentaneamente, in secondo piano. Il Partito del Lavoro Complesso era in piena festa provinciale, ma nessun dibattito entrava nel merito della scelta del sindaco, fatto che invece riempiva ogni spazio conversativo personale dei militanti e simpatizzanti, arrivando a saturare anche lo spazio tra le fettine di cavallo e il pane, addentati dopo che i nomi di possibili candidati erano stati inseriti nei panini sotto forma di pizzinni di sfoglia di turcinieddhi.

D'altronde ormai non si poteva più tergiversare. Addirittura i partitini del centrosinistra si erano stufati, e avevano partorito dopo terrificanti riunioni via Facebook una specie di regolamento e addiritturissima Topazio Trillo, capoccia dell'Italia di Tonino, si era spinta a fissare possibili date per le primarie: il 2 novembre, l'8 dicembre, il 25 o il 26 dicembre, il 31 dicembre. O al massimo il 1 gennaio 2012, chiedendo una deroga al Presidente Napolitano. Prendere o lasciare. Frate Mastinu, il segretario provinciale del Partito del Lavoro Complesso, si mise a rimuginare così a fondo sul problema che lo trovarono quattro giorni dopo chiuso in uno sgabuzzino del Partito con gli occhi fuori dalle orbite e un pennarello in mano, con cui aveva riempito le pareti di una scrittura algebrica di difficile comprensione, ispirata alle profezie astronomiche maya relative all'anno 2012. Quando lo psichiatra del partito, prof. Gianni Turriggi, gli fece notare che le primarie, per quanto ritardate, si sarebbero svolte nel 2011, Mastinu chiese un piatto di papaverina e, dopo averlo temperato con una dose sumo di fave e cicoria, lo ingurgitò e dormì fino al 2019, anno in cui Smallville divenne capitale europea della pizzica di rito ortodosso. Prima di crollare nel sonno, Mastinu ebbe la presenza di spirito di convocare via Twitter una riunione della Commissione Data del Tavolo del Centrosinistra, ma a tutt'oggi la riunione si deve ancora svolgere quindi non possiamo rendicontarne.

Su un altro fronte, Abelarda Semprevispa aveva messo il turbo alla sua gioiosa macchina da guerra etno-terrona, e aveva ospitato nel suo tabacchificio/masseria tutti i principali leader etno-terroni del mondo, tra cui Jerry Fischietto dei Pinguini Argentini, Elio Lava degli Indipendentisti Catanesi e Arturo Crosta del Partito Secessionista Altamurano. Oltre, inutile dirlo, all'ispirato Francesco Patacca, capo di TeleMiAmo e del Movimento Stralento Immanente. Sotto gli occhi commossi di Donna Abelarda, il giovanissimo tycoon ebbe parole di rara ispirazione per segnare il passaggio semiotico alla fase 2 della sua campagna. Come sappiamo, qualche giorno addietro il Patacca aveva ricevuto da San Giuseppe da Copertino il dono della super-stralentinità: ora viveva per salvare stralentini in stato di bisogno in qualunque angolo di mondo si trovassero. Quando indossava la sua tuta in impenetrabile fibra di turcineddhu un solo grido di entusiasmo voleva per tutto lo Stralento: “E' un uccello? E' un aereo? No, è Supersano”. I cappelli dei cafoni dell'agro stralentino finivano in aria, e i tappi del miero li seguivano.
 Ma ora, di fronte a Donna Abelarda e ai suoi convitati, Patacca era sempre Patacca, anzi, nella sua versione più popolare e azzimata: “Stralentini – proferì rapito - sappiate che questa notte San Giuseppe da Copertino mi è apparso in sogno, e mi ha indicato la nuova via. Non ci chiameremo più Movimento Regione Stralento, bensì Movimento Regione Puglia-Stralento. Non esiste infatti l'Emilia Romagna? Il Friuli Venezia Giulia? La Valle d'Aosta? La Milano Sanremo? Il Quartetto Cetra? E chi siamo noi per non avere un secondo cognome? I figli della serva? Ecco qua. Da oggi saremo Puglia-Stralento. Al lavoro miei prodi, al lavoro”. I 22 spettatori dell'hotel Ozpetek di Smallville scattarono in piedi come un sol uomo, si abbracciarono e giurarono fragorosamente la propria fedeltà a Patacca. Ma quello, grazie al super-udito, aveva intercettato la voce di uno stralentino in difficoltà: era Pasquale Ciccio, un broker quarantenne fuggito a Kovalam Beach nello stato indiano del Kerala per evitare le attenzioni del fisco italiano. A Patacca non era sfuggito il lamento di Ciccio, a cui avevano appena fregato una ciabatta infradito proprio sulla battagia.
 I supporter volevano intanto portare Patacca in trionfo dopo il suo discorso, ma dietro il pulpito del comizio trovarono solo la sua cravatta. Nell'aria del palco si spargeva fragrante il profumo inconfondibile della fibra di turcinieddhi.

domenica 18 settembre 2011

Un super-eroe per Lu Stralentu?

Compadres, qui si batte la fiacca. Lo so. So che l’estate è finita, che i luoghi di lavoro stanno ripopolandosi, le scuole pullulano di bulli eccitati ansiosi di tormentare adolescenti introversi e ipersensibili, l’università dello Stralento attende col fiato sospeso di capire se il nuovo statuto è imperfetto solo dal punto di vista formale o piuttosto sostanziale, la segreteria telefonica della Opel di Smallville continua a dire che gli uffici aprono alle 16,30, ma alle 16 già gli impiegati scalpitano e lucidano le stilografiche per i contratti di vendita. Insomma, l’autunno è cominciato.
 Il tempo atmosferico e Giove Pluvio non sembrano però essersene accorti, e i fasulari crescono spontanei nei piatti di carta della Maruzzella di Montagna Spaccata e i ricci si moltiplicano per partenogenesi nelle cuccume di Cucumula.
 Il vostro cronista vegeta malamente, e come già detto, batte la fiacca.
 Una volta ho letto un verso che diceva più o meno: “(…) e se non c’è traccia di vento/ allora tocca soffiare nelle vele fino a svenire/ fino a far muovere la barca verso il nostro desìo”. Così dunque mi metto a scrivere e a raccontare. Solo con ciò che resta di aria nei miei stanchi polmoni.

 C’erano una volta le primarie del centrosinistra. Come si sa si attendeva un candidato scelto dalle segreterie di partito che mettesse d’accordo tutti, da Abele Cuoredoro di Sinistra, Filantropia e Preveggenza a Stanislawski dei Cattolici Antifilobus. Tutti parlavano di Chicchi Demòni, uno dei giocatori di burraco più temuti del mondo e possessore di uno studio commercialistico a cui si rivolgevano le più ricche famiglie della Terra e anche qualche sabippode. Ma Chicchi faceva orecchie da mercante. Bel problema. Intanto in campo c’era solo Eugenio Bellidee, giovane uomo di buon senso e di programma. Ma lui non era del Partito del Lavoro Complesso, nonostante il segretario regionale Equo Solidale lo ritenesse una risorsa o al limite un utile aperitivo alla Vera Scelta del Candidato Ideale. Topazio Trillo, segretario dell’Italia di Tonino, aveva chiesto a De Magistris di dimettersi da sindaco di Napoli e di cimentarsi a Smallville, ma aveva ricevuto un gentile diniego da un coro di sacchi della mondezza diretti dall’Antoniano di Napoli (sezione distaccata dell’Antoniano di Bologna, recentemente ribattezzato il Tonino di Bologna).
 I 16 responsabili del Partito dei Sopravvissuti giuravano eterna fedeltà a chiunque avesse vinto le primarie, salvo precisare in un nugolo di colloqui privati che secondo loro le primarie andavano bene per i cercopitechi e non per gli homines sapientes.
 Il solito fetente casino. Ancora un mese di questo andazzo e il centrosinistra avrebbe matematicamente consegnato il Comune a un centrodestra spossato ed esausto, ma pur sempre gagliardo nel suo proporre 360 notti bianche per il 2012, escludendo 5 notti per consentire ai turisti di bere nella loro stanza di bed&breakfast il devastante succo di turcinieddhi messo a disposizione gratuitamente dall’amministrazione comunale, accompagnato da una ininterrotta serie di romanze di Tito Schipa junior junior, diffuse nottetempo dall’Osservatorio Antimeduse del prof. Ferdinando Poerio, noto melomane e burlone.

 Ma non tutto era abiezione e disagio, così come sembrava nel centrosinistra e nel centrodestra, di cui non diremo niente perché non c’è niente da dire. Qualcosa di nuovo era nell’aria, ed è evidente che l’innovazione prendeva spunto da quella zona grigia e anzi marroncina che aleggiava intorno al progetto Stralento Immanente. Francesco Patacca, editore di TeleMiAmo, aveva da poco regalato a Bruno Bestia del Canale 1 della Rai il proprio miglior soggetto, il direttore di TeleMiAmoNews Giustino Precoce, in cambio di due puntate intitolate “Il sogno della Regione Stralento” trasmesse da Canale 1 sostituendo la messa della domenica. Nel ruolo di direttore di TeleMiAmo era ora la volta di Ezio Sprizzo, cresciuto nelle fila della Gioventù Complessa e capace di mediazioni sorprendenti nella confezione dei servizi, che gli erano già valsi il premio Campiello e una bottiglia di Amaro del Capo impreziosita da essenze di cicorielle di Casa Rano. Tutti attendevano le novità di Sprizzo e le eventuali richieste di attenzione da parte di Francesco Patacca, patron di TeleMiAmo ma anche ciambellano della Regione Stralento. Invece non successe niente. O meglio. Successero cose importanti ma segrete. Talmente segrete che le sapeva solo Francesco Patacca. E San Giuseppe da Copertino. In rapida sintesi la sequenza: San Giuseppe, infastidito dalla lentezza organizzativa di Patacca, aveva pensato di velocizzare il processo. “Patacca” – disse stentoreo San Giuseppe manifestandosi all’improvviso nel bilocale/bunker sotto la redazione di TeleMiAmo – “Patacca, bevi dunque questa coppa che ti porgo, se vuoi salva la vita e la tesi di laurea in Antropologia di te stesso. Tracanna, Patacca”. Quello non voleva. Ma poi bevve. “Cos’è?” – chiese infine Patacca al santo, dimostrando anzi di aver gradito la bevanda. “Essenza stralentina. Con un bicchiere alla settimana ti sentirai…” “Super-sano. Mi sento supersano” – proruppe Patacca sentendo crescere dentro di sé muscoli e genio.
 “Così sia” – chiosò San Giuseppe – “Da questo momento io ti ribattezzo Supersano, l’eroe dello Stralento.
 Vai dunque Patacca, e consegna al tuo signore il Comune di Smallville”. Ma quello era già volato via dalla finestra, cercando stralentini da salvare nel mondo periglioso della globalizzazione e della Taranta

lunedì 11 luglio 2011

Il punto debole del Candidato Perfetto

Del centrodestra di Smallville era meglio tacere. Alvaro Giovinotto acquisiva i servigi di un luogotenente di Abelarda Semprevispa ma perdeva quelli di un terzetto di semi-fedelissimi. La giunta comunale sembrava una zattera piena di usurai che contraevano debiti l'uno con l'altro. Il Freddo era sullo sfondo, un po' depresso per il sogno infranto della prima pornostar candidato sindaco. Nelle mezze trincee delle fazioni locali del Partito Populista si masticava amaro e si complottava sodo. Qualcuno si illudeva sulla possibilità delle primarie: Alvaro Giovinotto si era lasciato sfuggire che era pronto a rinunciare alla candidatura in cambio di un seggio nel parlamento del Belpaese, e ciò avrebbe reso più facile la procedura. Ma i veri spierti sapevano che era un ameno parlare di cazzate. Ogni tanto si faceva vivo Francesco Patacca con qualche nuova trovata di TeleMiAmo, tipo una telenovela messapica Rumasùgghe con sottotitoli in stralentino moderno. D'altronde la soap fu vista da un pubblico piuttosto esiguo e distratto, e che credeva si trattasse di una versione soft di Spartacus. Patacca aveva comunque il suo bel daffare a mettere insieme l'indirizzario dei nominativi dei suoi mille candidati, molti dei quali ignoravano la loro stessa candidatura. Patacca aspettava guardingo che la matassa si sciogliesse da sola, o almeno che si rifacesse vivo San Giuseppe da Copertino con qualche epifania notturna. Ma il santo taceva.

Il centrosinistra era – al solito – attraversato da gelate di inquietudine.

Il Partito del Lavoro Complesso era – nel suo complesso – abbastanza rassegnato all'idea delle primarie. Gino Lobbista si era anzi messo al lavoro (complesso) di radunare una propria cerchia che, passata l'estate, lo sostenesse come candidato. Eugenio Bellapersona si era invece messo quieto: tutti sapevano che la sua impresa non era semplice, ma molti chiedevano di incontrarlo, mentre lui studiava programmi e idee con serietà e modestia. Gli altri erano non pervenuti, o pervenuti a tratti, come l'Italia di Tonino, il Partito Anacronista e il Partito dei Sopravvissuti. Sostanzialmente cincischiavano. Sinistra Filantropia e Preveggenza aveva previsto tutto; quindi, sapendo già come andava a finire la storia, si limitava ad attaccare ovunque manifesti dal titolo cubitale (“Sbrighiamoci, per favore sbrighiamoci”), sofisticato slogan del segretario locale del partito Alighiero Sportello.

L'andazzo non piaceva a Equo Solidale, il segretario regionale del Partito del Lavoro Complesso, che non sapeva da che parte girarsi per evitare complotti e complottini, tranelli e tranelletti delle diverse fazioni endogene del Partito.

In una sera di particolare sconforto, non seppe resistere e chiamò Supponenzio Maddalena, il quale però era in chat con Travaglio in una sessione di puri insulti e non gli rispose. Equo si rivolse allora all'unica risorsa rimastagli: Don Juan Pipadehierro. Il vegliardo hidalgo rispose quasi senza che il telefono avesse squillato: la cosa stupì come sempre il segretario regionale, perché aveva qualcosa di strano e di magico. Don Juan ascoltò lo sfogo di Equo Solidale, poi, sillabando le parole disse: “Bisogna parlarne di persona. Domani notte nel mio castello di Infernole. Appuntamento a mezzanotte precisa”.

L'indomani Equo passò una giornata apparentemente simile alle altre. Era abituato a dissimulare, e nessuno si avvide del suo stato d'animo agitato. Fu una giornata piovosa, e anche in serata il cielo non si schiarì. Era anzi pieno di cupi nuvoloni.

A mezzanotte era nel castello di Don Juan. Il ponte levatoio venne gettato e la jeep del segretario poté entrare nell'ampio cortile. Accorsero con un ampio ombrello due portaborse notturni, entrambi simili a Marty Feldman (anche se si esprimevano in schietto stralentino). Lo accompagnarono lungo un'ampia scalinata, al termine della quale attendeva impaziente Pipadehierro. Aveva una divisa da medico di Scrubs, verde operazione. “Accomodati” – fece secco l'hidalgo. Entrarono in una sala spaziosa, piena di macchinari. Un'ampia vetrata mostrava al segretario regionale la furibonda guerra tra nuvole, testimoniata da una pioggia violentissima e da decine di fulmini. “Perfetto” – commentò soddisfatto Don Juan.

Solidale gli rivolse uno sguardo interrogativo, e allora l'hidalgo parlò: “ La situazione che mi hai descritto è grave. Noi dobbiamo strappare la città alle grinfie del centrodestra. Costi quel che costi. Ma se non interveniamo in modo esemplare non ce la faremo mai”. “Sarebbe?” – chiese sussiegoso il segretario regionale. “Qui serve l'antica scienza amico mio. Qui occorre trasformare la materia morta in nuova vita. Serve una nuova creatura portata alla vita politica dai fulmini di questa notte stralentina. Qui o si fa il candidato o si muore” – e si avvicinò a un gigantesco contenitore di liquidi, dove galleggiava un corpo all'apparenza umano.

“Cos'è?” - chiese spaventato Equo.

“In questo povero corpo” – proferì Don Juan – “si agitano le quintessenze dei migliori leader della sinistra e del centrosinistra. Non chiedere a un vecchio alchimista come ha fatto, ma nel suo cervello si agitano ora i pensieri di Togliatti, di Peppino Di Vittorio, di Berlinguer, di Gianni Morandi e di Drupi. Non ho mancato di aggiungere cellule di Frank Sinatra, di Sean Connery, di Umberto Eco e Don Milani. Ancora un attimo e avremo il candidato perfetto”.

“Aigor!” – gridò Don Juan - “Pronto a spingere la leva”.

Il portaborse si posizionò alla macchina e attese il segnale.

“Adesso!” – urlò Don Juan mentre un fulmine sembrava spaccare il cielo.

Nella sala si produsse un fragore potentissimo, e tutti i led del contenitore si illuminarono.

Equo Solidale trattenne il respiro.

“Qualcosa si muove” - disse emozionato Aigor.

In effetti il corpo aveva iniziato dei movimenti piuttosto convulsi. Si sarebbe detto che tentava di uscire dall'acqua e dal vetro. “Aiutalo, muoviti” - ordinò Don Juan ad Aigor.


Già qualche minuto dopo il Candidato Perfetto era al centro della stanza, e conversava amabilmente con l'hidalgo e Solidale. Si era infilato una tenuta da caccia del nobiluomo e stava benissimo. La sua voce era seducente, il suo discorso fluido, i suoi gesti autorevoli e misurati.

Stava già catechizzando Aigor quando Don Juan trasse a parte Equo e gli sussurrò: “Potrebbe esserci un unico problema. Pare che questa generazione di candidati artificiali abbia qualche carenza affettiva: si innamorano perdutamente della prima donna che vedono”. In quel momento a Equo la cosa sembrava marginale. Avevano finalmente un Candidato Perfetto. Le primarie sarebbero state una passeggiata.

Proprio in quel mentre l'altro portaborse notturno bussò con forza alla porta della sala ed entrò con fare imbarazzato. “Che c'è perdiana?” - chiese ruvido Pipadehierro. “Sono costernato Don Juan. Ho detto alla signora che non potevate riceverla a quest'ora, ma non ha voluto sentire ragione”. “Che signora?” - bofonchiò l'hidalgo. “Don Juanbello, e la nostra partita settimanale di burraco?” - si sentì da dietro alla porta.

Quando alla fine donna Abelarda Semprevispa varcò la soglia gli occhi di Don Juan e di Equo Solidale corsero costernati allo sguardo del Candidato Perfetto.

“Don Juan, chi è questa femmina meravigliosa?” - chiese trasognato il Candidato.

Un brivido di gelo corse nelle schiene dei due complici.



lunedì 4 luglio 2011

Rocco Siffredi e il sogno infranto del Freddo

“Insomma” - chiese serio il Freddo - “Lei sarebbe disposto a passare un paio d'ore in mia compagnia?”
“D'accordo” - rispose Rocco Siffredi - “Fa strada lei?” Il capo del Partito Populista Magliese aveva conosciuto il pornodivo nello studio romano dello psicanalista Erminio Castromediano, di cui erano entrambi frequentatori. Il Freddo, stringendo la mano all'attore e valutando la sua persona, aveva sentito che forse era vicino alla soluzione del suo persistente problema politico: trovare un candidato sindaco per Smallville all'altezza della situazione.
Il Freddo aveva fatto un sorriso a Rocco e aveva rivolto a Erminio Castromediano una breve domanda, che rendeva plausibile invitare la pornostar all'uscita dallo studio e sequestrarla per la successiva ora e mezza. La domanda era: “Non le dispiace - vero dottore? - se quest'oggi il signor Siffredi salterà la sua seduta?” E aveva indirizzato la nuova conoscenza verso l'uscita. Siffredi era apparso stupito. Ma aveva accettato. Si diedero appuntamento in una sala riservata dell'Hotel Grandeur, conosciuto da entrambi. Sorseggiando due spremute di cicoriella paesana affogate nell'anice stralentino, conversavano amabilmente di fronte a un piatto di mustazzoli e turcinieddhi. Siffredi parlava a ruota libera: del periodo di “Rocco invade la Polonia” (1995) ricordava ogni cosa, e descriveva con dovizia di particolari la società polacca dell'epoca e gli umori diffusi tra la popolazione femminile. Dimostrava un certo talento per il marketing territoriale, non vi era dubbio.
Al Freddo sembrava di sognare: Siffredi era stato uno dei suoi miti giovanili, e ritornava con nostalgia al ricordo delle proiezioni delle sue straordinarie pellicole al Cinema Fasularo di Rizzanello, dove si recava di nascosto con gli amichetti del liceo. Da lì aveva appreso la gran parte del suo immaginario erotico. Non poteva scordare le movimentate trame di “La massaia in calore” (1991), “Ho scopato un'aliena” (1992), “Anal princess” (1996).
La sua mente seria uscì dall'eccitazione del ricordo e si concentrò sulla trattativa. Era lì con Rocco Siffredi per un motivo molto importante: voleva valutare se il tipo che gli stava di fronte ben disposto e affabulatore poteva diventare il candidato vincente per il centrodestra di Smallville. Il Freddo non credeva alle possibilità di Alvaro Giovinotto, almeno fino a che Abelarda Semprevispa non avesse deciso di ritirarsi. E ciò era del tutto improbabile. Per cui bisognava vincere contro l'aspra vegliarda. E contro il centrosinistra. Anche se il centrosinistra ancora cincischiva in una palude di riunioncine strapallose, prima o poi avrebbe cacciato una data per le primarie, e da lì le cose potevano prendere una piega imprevedibile.
Il nome di Siffredi avrebbe prima destato scalpore e incuriosito la popolazione di Smallville. Poi, sentendolo parlare in pubblico, l'elettorato avrebbe compreso che Rocco aveva storie divertenti da raccontare, e anche qualche slogan spudorato.
“Senta Rocco, le interessa la politica?”- chiese infine il Freddo intrecciando i polpastrelli in un piccolo scatto di autorevolezza gestuale.
“Beh, non tanto” - ammise il pornodivo.
“E la carriera politica? Voglio dire: lei lo farebbe il sindaco della più bella città del Sud Italia? Pensi alla nuova penetrazione del suo marchio presso l'opinione pubblica. Non solo nazionale” - prospettò il Freddo. Rocco rimase in silenzio per qualche secondo. Tanto bastò al Freddo per smarrirsi di nuovo nei ricordi dell'adolescenza: scorrevano nella sua mente le immagini e i dialoghi di “Caldi istinti di una ninfomane di lusso” (1992), “Sexophrenia” (1994), “Rocco Siffredi e le Top model” (1995). Pietre miliari della sua immaginazione e della distinzione culturale che ne scaturiva: solo gli adolescenti che avevano accesso al mondo porno di Rocco potevano rappresentare, per il futuro politico populista, la crema di nuovo ceto culturale ben più avanti rispetto ai coetanei. Il Freddo e i suoi amici sapevano che il mondo è fatto di erezioni possenti e di femmine che non vedono l'ora di cavalcarle, di notte e di giorno, dal salumiere e in piscina olimpionica, nel supermercato e in farmacia, sul trespolo del pappagallo e sotto un letto di ospedale, sul tetto di una macchina e su un roveto. Le donne hanno un prezzo: qualche cena elegante, qualche regalo. Ma in fondo – più o meno segretamente – sono assatanate. La politica, aveva scoperto il Freddo, assomigliava a un film porno. Arrivava uno e scopava tutto ciò che incontrava. L'unica qualità richiesta era uno smodato desiderio, capace di incarnarsi per un bel po'.
Il Freddo odiava lo slogan della Lega Razzista Padana “La Lega ce l'ha duro”. Non per il contenuto, ma per il fatto che loro fossero stati i primi a strillarlo nei comizi e ad annettersene il copyright.
Il concetto era esatto: una certa visione della politica – apparentemente solo cinica – in realtà nascondeva un dispositivo pornografico. Sistemare i puzzle della riproduzione economica e sociale equivaleva al sesso. Era interessante quanto e più del sesso.
Il Freddo fece un altro sforzo di concentrazione: ora bisognava portare a casa un candidato che avrebbe potuto urlare in un comizio, senza tema di essere contraddetto: “Noi l'abbiamo più lungo e più duro della Lega”. Il Freddo cominciò a immaginare i manifesti 6 per 3, gli spot televisivi, le pubblicità sui giornali. La campagna sarebbe stata magnifica. Esuberante. Verace.
Siffredi stava uscendo dal proprio silenzio ma il Freddo lo guardò fisso negli occhi, sciolse le dita dal precedente intreccio e disse estatico disegnando lettere nell'aria: “Rocco Siffredi per Smallville. Un uomo che non conosce l'impotenza. Godiamoci la nostra città”.
“Che ne dice Rocco?” - chiese ansioso il Freddo.
“Vede – rispose dopo un'altra lunga pausa il pornodivo - “eravamo entrambi dallo psicanalista due ore fa. Secondo lei qual è il motivo per cui un pornodivo si reca dallo psicanalista? ” - e Rocco si chiuse poi in un nuovo e avvilito silenzio.
La mente del Freddo si perse a fantasticare ancora una volta sugli antichi ricordi, sul “Castello del piacere” (1992), “Sex Animals (2000), “Rocco e Margherita: racconti a pecorina” (1998). I ricordi sfumarono rapidi, questa volta. Il suo sogno era andato in pezzi. Rocco Siffredi non sarebbe stato il suo candidato. Stette zitto e meditabondo per un paio di minuti. Ritrovò presto la sua leggendaria freddezza. In fondo, aveva perso solo due ore del suo tempo. Non era poi un dramma.
“E' stato un piacere conoscerla e parlare con lei. Se passa dalle parti dello Stralento si faccia sentire.
La saluto e buone cose”. Poi il Freddo girò i tacchi e imboccò la porta del privé. Rocco restò lì ancora qualche minuto a sorseggiare la cicoriella paesana affogata nell'anice, poi uscì a sua volta, spiacente di aver deluso il suo antico pubblico.

lunedì 27 giugno 2011

La corsa dei sacchi e le primarie delle idee

Dopo l'eccellente vittoria alle elezioni comunali milanesi, napoletane e neretine, poi doppiata dalla strepitosa partecipazione ai referendum che aveva bocciato impietosamente alcune leggi maleodoranti del centrodestra nazionale, l'opinione pubblica progressista di Smallville si aspettava una decisa accelerazione dai partiti del centrosinistra locale in vista delle elezioni amministrative della primavera 2012 con tanto di eventuale nuovo sindaco.

Intercettata nei bar del centro, nelle bollenti nottate delle marine, nelle sudorifere riunioni universitarie, nelle code presso Equitalia per pagare le tasse e in mille altri anfratti della piccola città serpeggiava questa valutazione collettiva: “Speriamo che adesso partiti e partitini del centrosinistra ritornino alla ragione, buttino giù un regolamento per le primarie e convochino una grande assemblea per sentire il parere dei cittadini e delle loro associazioni sull'intero percorso e per fissare definitivamente la data delle primarie”.
Troppo logico.
Infatti la situazione prese tutt'altra piega. Il Partito del Lavoro Complesso disse che era d'accordo sulle primarie e fece un sondaggio su Facebook per capire che candidato del Partito sarebbe stato opportuno presentare alle primarie medesime, ma i risultati furono controversi. Vinse infatti George Clooney davanti a Giacinto Cravatta, segretario locale del Partito. Tuttavia, qualche giorno dopo, quando si diffuse la notizia che Clooney e la Canalis si erano lasciati, molti elettori maschi scrissero che ritiravano il loro voto all'attore perché la loro preferenza nascondeva in realtà la speranza che la Canalis divenisse cittadina leccese, e ora questo auspicio si era consumato leggendo carta da gossip.
Terzo era arrivato Eugenio Bellapersona (e questo aveva preoccupato il nervoso gruppo dirigente, perché Bellapersona non apparteneva al Partito e aveva un suo seguito autonomo in città con tanto di comitato e giovani e ìlari smanettoni pronti alla tenzone). Quarto era arrivato Gino Lobbista, da tempo in campo come restauratore di manifesti sindacali e consulente professionale, quinto Milongo Pasticcione, responsabile autobus del Partito del Lavoro Complesso. Insomma, non era stata una cosa seria.

Sinistra, filantropia e preveggenza diceva: “Sbrighiamoci, sbrighiamoci, per favore sbrighiamoci” e gli altri partiti non si capiva bene cosa pensassero.
Finché un giorno finalmente si seppe. Si tenne infatti una riunione tra i maggiori dirigenti di Italia del Tonino, Partito Anacronista e Partito dei Sopravvissuti, unificati dal fatto di non avere un candidato da dare in pasto alle primarie e quindi di non avere alcuna fretta di disputarle. Alla fine Topazio Trillo, segretario dell'Italia di Tonino, declamò ai giornalisti che i tre partiti volevano delle “primarie delle idee” prima di quelle dei candidati. Furono immediatamente convocati i maggiori esegeti del centrosinistra, i ragazzi dell'Anpi e anche don Juan Pipadehierro per capire cosa volesse dire l'espressione “primarie delle idee”. Ma non si venne a capo di nulla. Finalmente Topazio Trillo (che di norma teneva il telefonino acceso anche durante le conferenze stampa per poter parlare con il proprio orologiaio di fiducia sulle conseguenze dello scirocco sul suo bolide da polso, soprattutto perché temeva che sul quadrante si formassero bollicine in grado di alterare il disegno del volto sanguigno del suo leader nazionale Tonino Tonino, stampigliato sul display), finalmente Topazio Trillo – dicevamo – pur in mezzo a mille interruzioni dell'orologiaio, formulò davanti alla stampa la seguente spiegazione: “Le primarie delle idee consisteranno in progetti di massimo 15 righe dattiloscritte consegnati a mano dai cittadini entro fine giugno”.
Lo sconcerto era grande ma l'occasione era ghiotta. Infatti i cittadini si misero a scrivere come matti, come se non avessero atteso altro da anni. D'altronde alla fine di giugno mancavano solo 3 giorni, e bisognava darsi da fare.

Il 30 di giugno alle ore 23.59 i seggi per le idee vennero chiusi e si diede immediatamente inizio allo spoglio. Già dalla mattina si seppero i risultati. Erano pervenuti 7 progetti, più due poesie in dialetto stralentino che inneggiavano al Reame Stralento e che sembravano opera di disturbo del Movimento Stralento Immanente dell'editore di TeleMiAmo Francesco Patacca, e che furono quindi cestinate dopo aspra discussione. I sette progetti erano i seguenti: 1) copertura del basolato del centro storico con uno strato di 2 millimetri di liquirizia, utile – se opportunamente leccato – ad alzare la pressione agli elettori sofferenti di ipotensione in modo da invogliarli ad andare a votare alle primarie; 2) una carta di identità multipla, in modo da consentire a un singolo elettore di poter votare legalmente in più seggi delle primarie; 3) una penna da seggio con inchiostro simpatico ottenuto dal succo di turcinieddhi, che avrebbe consentito una certa libertà di manovra nella risistemazione delle schede oltre a rilasciare un fragrante aroma negli spazi dei seggi stessi; 4) un progetto di creazione di una serie di “Cicorielle-shop” nei vari quartieri di Smallville, dove si sarebbero vendute dosi di cicoriella pestiferina, i cui effetti – sosteneva l'anonimo estensore del progetto – non erano inferiori a quelli dell'erba albanese di ultima generazione, con il vantaggio della piena legalità della verdura stralentina; 5) un modificatore elettronico di certificati di residenza, che consentiva ad ogni studente universitario fuorisede di poter votare legittimamente alla primarie; 6) un tapis roulant al posto delle piste ciclabili; 7) l'inondazione di piazza del Duomo per svolgere battaglie navali tra la flotta di Smallville e quella dell'odiato capoluogo regionale.

La Giuria delle primarie delle idee, dopo molte ore di discussione, così deliberò: “Dei sette progetti presentati sono stati giudicati idonei alla scelta finale solo quelli che si rivolgono direttamente alla primarie. Ringraziamo gli autori degli altri progetti, che però si rivolgono a pezzi importanti del programma del centrosinistra e non direttamente alla primarie. Alla fine della fiera rimangono sul tavolo i progetti n. 1, 2, 3 e 5. Fra gli autori di questi progetti domenica prossima si svolgerà una corsa dei sacchi lungo la via del Corso Principale. Al vincitore sarà consegnata la Pittula Eolica del grande scultore glocale Lunegru”.
La corsa fu un evento di eccezionale interesse sportivo: tra due ali di folla che lanciavano petali di rose e lampaciuni sottolio, i saltatori nei sacchi procedevano stoici nella calura pomeridiana di Smallville (Topazio Trillo aveva voluto che la gara si svolgesse alle ore 14, perché il suo orologiaio si coricava per la pennica). Alla fine prevalse, per un soffio Doriano Cantelmo (o, come sostengono alcune malelingue, per uno sgambetto di Giacinto Cravatta ai danni di Davide Golìa, proponente il basolato alla liquirizia). Cantelmo era il giovanissimo autore del progetto n. 5, il modificatore elettronico di certificati di residenza per studenti fuorisede.

Stava finalmente per ricevere dalle mani di Topazio Trillo l'agognata Pittula Eolica quando il telefonino di Topazio cominciò a trillare. “Scusate un attimo, torno subito” - disse il segretario dell'Italia di Tonino guardando preoccupato l'orologio pieno di bollicine. I cittadini convenuti e il vincitore si armarono di buona pazienza, ma all'ora di cena sciamarono via delusi e contrariati, perché Topazio Trillo non era più ricomparso. Il suo orologiaio è attualmente ricercato dalla polizia di Smallville.

lunedì 20 giugno 2011

Le fabbriche di Abele e l'onore stralentino

Nell'episodio precedente abbiamo lasciato il Freddo di Maglie, il capo del Partito Populista stralentino, accarezzare l'idea di usare Rocco Siffredi nella prossima campagna elettorale per il sindaco di Smallville. La vicenda conoscerà naturalmente degli sviluppi succulenti su cui non mancheremo di informarvi.
Nel frattempo però nuove evidenze e nuovi eventi bussavano alle porte della nostra bella città. Fatti politici di primaria importanza stavano prendendo forma prima della sospirata pausa estiva (inizio luglio-10 settembre, come nella miglior tradizione tropicalista stralentina).
Vi era stato un clamoroso esito referendario che seguiva il successo del centrosinistra in alcune città importanti, e i candidati di Sinistra, filantropia e preveggenza – il partito di Abele Cuoredoro, presidente della regione di Smallville – erano andati benissimo. Le quotazioni di Cuoredoro erano risalite, e l'uomo che aveva sconfitto il Freddo di Maglie fremeva per competere con il segretario nazionale del Partito del Lavoro Complesso, Piacenzo Bonaccia, nella sfida delle primarie del centrosinistra. Ma l'intero establishment del PLC titubava, e tutti dicevano che sì, naturalmente le primarie si sarebbero fatte, ma per intanto era meglio aspetticchiare, ché tanto il guru di Arcore si stava dando la zappa sui piedi da solo e il clima di opinione stava prendendo una piega centrosinistrica. Per cui stesse manzo, il Cuoredoro, e non scassasse troppo la minchia con i suoi discorsi strappacore che talvolta facevano grattare i dirigenti del Partito del Lavoro Complesso vicino alla tasca dove trillava l'I-phone.
Ma Abele non demordeva. Di notte preparava piani di guerra con Lapo Lapillo, suo consigliere politico fin dai tempi del Partito Anacronistico, in cui militavano entrambi e da cui entrambi erano fuoriusciti per fondare il nuovo partito; di giorno riuniva i sergenti di Sinistra, filantropia e preveggenza in assemblee nazionali dal sapore neo-sacrale, dove spiegava – con una relazione di sole 3 ore e 27 minuti – che il partito, quanto più vinceva, tanto più doveva tenersi pronto a fondersi – ma non troppo – con il Partito del Lavoro Complesso, anzi no, entrambi dovevano tenersi pronti a fondersi con i cittadini e dare vita a qualcosa di nuovo e diverso, e anzi di antico e postmoderno, mantenendo la barra a dritta su un'unica grande, gigantesca questione: prepararsi a dissolvere la forma partito in una sobria miscela di gare di bird-watching e di caccia alla trota con fucile subacqueo caricato a salve, nonché di studi approfonditi sulla poesia sumera e nella contemplazione della bellezza del pomodorino di Altomuro. Lapillo rincarava la dose sostenendo che le “Fabbriche di Abele”, interessanti aggregazioni di popolo divenute la grancassa dell'ultima campagna elettorale di Cuoredoro, potevano benissimo costituire un brevetto vincente per Ikea ma non certo un nuovo luogo della politica. Anche se Lapillo il giorno seguente accusò certa stampa di aver travisato le sue dichiarazioni, in effetti erano in corso trattative segrete tra la prima Fabbrica di Abele – quella del capoluogo regionale – e il brand svedese, interessato a mettere in una scatola di medie dimensioni un kit smontabile costituito da: una caraffa di acqua di Terlazzi (patria di Cuoredoro), una sala riunioni circolare e produttrice di egualitarismo, una copia del contratto dei metalmeccanici non firmato dalla Fiom, una pala eolica di ultima generazione e una parrucca che simulava la pettinatura un po' dottor Spock di Abele Cuoredoro.
Le ripercussioni di questo clima agitato sulla campagna elettorale di Smallville non erano molto chiare. Certamente la proposta delle primarie locali era stata caldeggiata dalla locale sezione di Sinistra, filantropia e preveggenza, e anche il Partito del Lavoro Complesso aveva finalmente convocato la stampa per dire che le primarie erano indispensabili. In campo, però, c'era per ora solo Eugenio Bellapersona, candidato della società civile e simpatizzante di Cuoredoro. Fino a che non si fosse ufficializzata un'altra candidatura, le primarie avrebbero avuto lo stesso appeal di un gelato appoggiato su un termosifone acceso.
***

Non possiamo d'altronde dimenticare di citare l'ultima performance di Francesco Patacca, patron di TeleMiAmo, da mesi in campo con i suoi Comitati per il Reame Stralento. Ormai Patacca, tormentato dalle apparizioni di San Giuseppe da Copertino, aveva gettato la maschera: incapace di giungere al referendum per il Reame Stralento, stava puntando tutto sulla campagna per il sindaco di Smallville. Era convinto di far credere ai confusi leader politici di ogni schieramento che possedeva un pacchetto di circa 500mila voti (più di cinque volte gli abitanti di Smallville), suddivisi in un migliaio di liste, tra cui spiccavano “Smallville mammeta e tu”, “Gli Smallvillesi”, “Stralentu- Resto del Mondo:1-0”, “Passionaccia Stralentina”, “Pittule e Mieru” e la lista civetta “L'acchiappagonzi”. Patacca si presentò nel suo completo di pelle di turcinieddhu all'Hotel Ospeteck di Smallville e pronunziò un densissimo discorso di 7 minuti di cui riportiamo i passaggi salienti: “Stralentini e stralentine, eccomi finalmente a voi. (…) La vostra età media è sinonimo di saggezza e passione, infatti voi ardete di entusiasmo per il Reame Stralento e noi intendiamo usare il vostro calore per alimentare una centrale elettrica che porterà luce in tutta la provincia, e forse anche a Malta e a Ibiza. (…) Non ci fermeranno nemmeno con le cannonate, e se anche ci bombarderanno noi risponderemo con alitate al gusto di lampaciuni che come è noto tirano giù anche gli elicotteri di Calatina e, probabilmente, anche i fili del filobus, che a noi non piace e che vogliamo sostituire con un servizio di mini-pony regalati a ogni bambino stralentino. I soldi? Non servono. E' noto che i mini-pony non esistono, quindi come comprarli? (…) Stralentine e stralentini, il nostro mondo è l'immaginazione, e l'immaginazione è un parco, anzi tre, alle porte di Smallville, pieni di fanghi sulfurei dove immergersi anche nella notte di San Martino, in cui le famiglie stralentine, dopo la sbornia, andranno a coricarsi se lo vorranno, oppure ne faranno a meno, perché noi crediamo nella libertà e non nel “nonsipuotismo” e nemmeno nel “nonsivorrismo” e nemmenissimo nel “nonsidovrismo”. (…) No, noi piuttosto pensiamo di riciclare i rifiuti delle famiglie stralentine attraverso una raccolta differenziata molto innovativa, in cui saranno raccolte da una parte le crianze autenticamente stralentine e dall'altra i cibi andati a male provenienti da marchi extraregionali. La raccolta sarà organizzata dalla Polizia Reale, diretta da me e da Bettino Teschio, il mio miglior polemista. Scovando una famiglia non virtuosa, Teschio la trasporterà a TeleMiAmo e darà vita a una processo rieducativo in diretta, che avrà il suo acme nella Prova della Pasta di Mandorle. Chi non riuscirà a ingurgitare almeno 6 chili di pasta di mandorle sarà avviato all'istituto rieducativo Oronzo Frisa, dove verrà impegnato nella costruzione della nuovissima pista ciclabile in fibra di patata di Gallipoli all'interno dell'anfiteatro greco. (…) Viva le nostre tradizioni, viva la stralentinità, viva la smallvillità, viva i fabbri del nostro destino, viva i calzolai dei propri tacchi, morte al Tacco d'Italia”. Sul fondale del palco, con eccezionale perizia, era stato dipinto il formidabile slogan “Onore e dinero”.

sabato 11 giugno 2011

L'ossessione del Freddo

Nello studio di Irnerio Castromediano, celebre psicanalista di origine stralentina residente in Roma, il Freddo di Maglie, capo del locale Partito Populista, faticava ad aprire bocca. Il Freddo non riusciva a distogliere lo sguardo da una scultura in pietra di Smallville dell'artista Lunegru, la costosissima “Questa non è una pìttula”. Alla base dell'oggetto c'era una targhetta in bronzo con il titolo, tanto per non sbagliarsi e per non costringere il contemplatore a spremersi troppo le meningi. Castromediano aveva collocato l'opera (altezza m. 1,85, più o meno l'altezza del Freddo) vicino all'ampia finestra dello studio. La non-pìttula prendeva il sole della capitale dalla finestra e lo spandeva nella stanza, solenne e giallastro. Il Freddo sembrava rapito e afasico.
“Ci risiamo eh?” - disse infine Irnerio Castromediano sperando di far breccia nel caos calmo del Freddo.
Il giovanotto di età indefinibile distolse lo sguardo dal capolavoro e fissò lo psicanalista per qualche secondo, poi sospirò piano.
Castromediano aveva ragione. Era uno di quei periodi in cui il Freddo si svegliava la mattina leggermente sudato e con il cervello che gli batteva di fitte dolorose. Inizialmente il disagio sembrava consistere in una sola domanda: “Perché diavolo mi sono messo in politica quando avevo 11 anni?” Poi però le sinapsi si arrotolavano e sbattevano l'una sull'altra, producendo nuovi interrogativi: “Perché sono circondato da imbecilli? Perché il vento del Belpaese sembra cambiato? Perché esiste ancora il governo nazionale? Perché anche oggi dovrò rispondere a 36 telefonate, di cui 35 dall'amato Stralento, dove personaggi che mi dimostrano grande confidenza e di cui io non ricordo il cognome mi chiedono chi una raccomandazione per far cantare alle figlie Faccetta Nera nel coro delle Marcelline, chi 40 mila euro in prestito, chi l'eliminazione dalla cartina geografica del capoluogo regionale, chi l'appalto per un centro di “Tamburello e benessere”, chi il via libera per un iper-mercato dentro il Duomo di Smallville? Perché Abelarda Semprevispa è sempre in pista per rompermi gli zebedei? Perché non riesco a disintegrarla? Perché i miei candidati sono così ciucci? Perché non posso tornare indietro e riprendermi la mia giovinezza, svaporata nei consigli comunali stralentini e nelle riunioni tra capibastone?” Giunto all'ultima domanda il Freddo capiva che non poteva continuare a tormentarsi. La sua giornata lo attendeva piena di impegni ineludibili, e non poteva certo cedere alla depressione. Anche quella mattina si era tirato su dal letto e aveva cominciato a pedalare. Era il Freddo ed era il capo del sistema stralentino. Come prima cosa, però, fece telefonare dalla segretaria allo strizzacervelli. Dall'altra parte avevano detto che quel pomeriggio il dottore era pieno, ma una volta che la segretaria del Freddo ebbe sillabato nome e cognome del capo del Partito Populista Magliese un'oretta venne fuori come per incanto.

“Ci risiamo eh?” - aveva chiesto Irnerio Castromediano.
“Lei con me questo tono non lo usa” - replicò piatto il Freddo.
“Almeno questa volta ha aperto bocca” - pensò sollevato lo psicanalista.
“Di cosa vuole parlarmi?” - chiese Castromediano sorvolando sul tono del Freddo.
“Di 'sta minchia” - aveva pensato il Freddo in automatico.
“C'è sempre quel sogno” - disse invece il politico.
“Ah, di nuovo” - sottolineò lo psicanalista preoccupato.
“Questa volta ho sognato che io e lui eravamo in classe insieme. Io e i miei amici gli rendevamo la vita impossibile, gli strappavamo l'orecchino e lo davamo in pasto a un cane mettendolo dentro a una polpetta, gli bruciavamo la bella copia del compito di italiano prima che potesse consegnarla, gli stracciavamo i libri, gli facevamo il verso quando veniva interrogato” - proferì estatico il Freddo.
“Beh – azzardò Castromediano – mi sembra una dinamica diversa dal solito”. Riguardando i suoi appunti aveva visto che le ultime sedute erano state dedicate a cavare di bocca qualche parola al Freddo. Il politico continuava a sognare che Abele Cuoredoro, presidente della Regione di Smallville e leader di Sinistra, Filantropia e Preveggenza era il padrino del figlio del Freddo e partecipava al battesimo come se fosse uno di famiglia. L'idea era così mostruosa che il Freddo, dopo aver stentatamente esposto il sogno, si chiudeva a riccio. Il racconto odierno sembrava avere un carattere diverso.
“Il finale però non è bello. Ci sono le elezioni per i rappresentanti di classe e lui mi batte per un voto”. E il Freddo si produsse in un nuovo, lungo sospiro.
“Ah” - fece didascalico Castromediano.
“Beh, la nostra oretta anche per oggi è finita” - proseguì professionale dando un'occhiata al tassametro che aveva in quell'istante toccato quota 1000 euro, cioè la tariffa oraria. “Però sembra che il prossimo paziente sia in ritardo. Se vuole facciamo due chiacchiere informali. Ho saputo che anche voi di centrodestra volete fare le primarie per il sindaco di Smallville” - aggiunse con interesse.
“La fessa di mammeta” - pensò il Freddo in automatico. Invece disse: “Sì. Solo che non ho un vero candidato”.
“Ma come?” - chiese lo psicanalista - “E Alvaro Giovinotto?”
“Sì, va beh. Ma io avrei bisogno di uno con gli zebedei d'acciaio”.
In quel mentre bussarono alla porta. Era il prossimo paziente.
“Ah è lei Rocco. Le presento il minis...”
“E chi non lo conosce? Piacere mio, Siffredi. Per servirla” - proruppe la pornostar con un tono diretto.
Mentre gli stringeva la mano al Freddo si accese d'un tratto una lampadina nel cervello.

domenica 5 giugno 2011

Il sacrificio di Pablo Pasticca

“Insomma” - disse tra sé Protagora Quadro, rappresentante istituzionale del Partito del Lavoro Complesso in seno al Consiglio comunale di Smallville, assaporando il primo pasticciotto della giornata - “Qui non si batte chiodo. La campagna elettorale per il nuovo sindaco sta per partire e nessuno mi ha ancora proposto di ricandidarmi. Che vorrà dire?”

Era in effetti assai strano che nessuno fosse accorso a incoronare sul campo un uomo politico di così evidente talento, capace di emergere dalle primarie del centrosinistra di cinque anni prima scavalcando inaspettatamente Fiona Mastinu, che prima di diventare un pezzo da ottantacinque della giunta regionale e del Partito del Lavoro Complesso era stata esponente di punta del Carciofino, formazione post-democristianissima. Che Protagora Quadro avesse superato la tosta Mastinu alle primarie pare fosse dovuto ai buoni uffici anti-Mastinu di Yanez Webtv, impreditore figlio di Don Ciccio Webtv, capace di spedire a votare per Quadro 34 armadilli, 876 panda e 99 posse tutti con regolare certificato di nazionalità stralentina e tutti appartenenti allo zoo creato dal leggendario Don Ciccio Webtv nelle campagne di Perendugno. All'epoca Fiona Mastinu si astenne dal denunciare i brogli perché temeva la reazione rabbiosa della Lega per i Diritti di Voto agli Animali in Via di Estinzione, associazione molto potente tra le mura dei condomini della 167 di Smallville.

Anche grazie agli armadilli, ai panda e alle posse Protagora Quadro era diventato il candidato sindaco di Smallville e, dopo una campagna elettorale piuttosto confusa e pallosissima, fu capace di beccarle nei denti da Alvaro Giovinotto, rockabilly locale voluto dal Freddo di Maglie, il capo del Partito Populista. Dopo la sconfitta, erano seguiti cinque anni di opposizione tropicalista, fatta di spremute di turcinieddhi e di anice stralentino; un'opposizione talmente reattiva e grintosa da meritarsi su un quotidiano locale la seguente similitudine: “(…) l'opposizione nel Consiglio comunale ricorda uno scolapasta gettato nelle sabbie mobili”.

Eppure Protagora Quadro continuava a non spiegarsi come mai nessuno – forse nemmeno nel suo partito – avesse pensato a ricandidarlo. Non era d'altronde l'unico a soffrire di questa sindrome, poi definita “sindrome del funzionario incompreso”(S.F.I). Lo psicanalista lacaniano Recalcati aveva da poco dedicato alla S.F.I. un importante saggio (L'ingranaggio scattariciato, 2011), che si concludeva con la prospettiva di sottoporre gli affetti da S.F.I. a lavori artigianali e a lunghe sessioni di burraco, sottraendoli al loro melanconico (e per essi incomprensibile) tramonto politico.

D'altronde l'incomprensione era propria di molti esponenti di quel partito, che si fronteggiavano come bande rivali nella Firenze dantesca o nel Paleolitico Superiore. Ma ormai la S.F.I. era sulle bocche di tutti, e i dirigenti del Partito del Lavoro Complesso, pur desiderando tutti intimamente il bene della società e profonde riforme di struttura, mettevano al primo punto della loro giornata politica la maldicenza e la disintegrazione della fazione avversa.

Mettevano insieme tavoli e salotti per discutere con gli altri partiti della coalizione di centrosinistra il programma e i candidati, ma poi si inventavano possibili alleanze con i cattolici moderati o persino con Abelarda Semprevispa del Partito IoSì (e tu non so) giusto per rendere più difficile la vita a chi, nel loro stesso partito, avrebbe trovato logico rimanere nel centrosinistra e far scegliere agli elettori il candidato sindaco attraverso le primarie.

Venne il giorno in cui anche i capi-tribù ammisero i propri deficit e si espressero a grande maggioranza sulla diagnosi. Si trattava di malocchio stralentino dei più pervicaci. Occorreva agire subito e in profondità. Venne interpellato Don Juan Pipadehierro, sciamano radical-chic e giurista di razza, per un consulto. “Ma che consulto e consulto!” - sbottò il vegliardo hidalgo -

“qui bisogna intervenire con un rito di massa e un sacrificio umano. Procuratemi un giovane scapolo del Partito e una linea wi-fi”. Frate Mastinu, segretario locale del Partito del Lavoro Complesso e noto eremita, alla fine esaudì i desideri di Don Juan il quale, soddisfatto, diede appuntamento a tutti i membri della Direzione del partito presso un menhir di Giuggianello, ad un'ora molto tarda. La luna brillava nel cielo stralentino, e la scena era suggestiva: Don Juan, abbigliato come un sacerdote messapico, recitava lentamente la Costituzione, accompagnato dalla Direzione del Partito. Protagora Quadro avrebbe preferito un paio di strofe dell'inno nazionale tanto per far prima, ma la sua proposta suscitò il disprezzo di Pipadehierro. All'articolo 84 era tutto finito, proprio mentre albeggiava. A quel punto Don Juan fece un cenno a Frate Mastinu, che trascinò con sé un giovanotto. Era costui Pablo Pasticca, cocalero colombiano emigrato in Italia e divenuto brillante organizzatore politico-culturale dopo che Don Ciotti, a cui Pasticca aveva per sbaglio pestato un piede in un autobus di Torino, lo aveva riempito di sganassoni e di male parole. Pasticca aveva avuto la sua illuminazione, ed era diventato uno dei più fedeli collaboratori di Don Ciotti.

“Eccoti il giovane che hai chiesto al Partito” - disse Frate Mastinu con voce commossa.

“Azionate il wi-fi” - rispose Don Juan fissando il Pasticca con un certo disgusto.

“Aprite la pagina del suo profilo Facebook”. Pasticca cominciò a sudare. “Ora, nostra giovine promessa, serve il tuo sacrificio per il nostro Partito. Cancella una a una tutta le cazzate che hai postato sul tuo profilo dal 2008 ad oggi”. Pasticca impallidì. Poi ebbe una crisi epilettica. Poi si appellò al secondo emendamento, ma sbagliò citazione e Pipadehierro lo fulminò con lo sguardo. Infine, piangendo, obbedì.

Il suo profilo, quando ormai il sole splendeva in Giuggianello, era limpido e bianco come il pavimento dell'ospedale di Gagliano del Capo.

Il rito era terminato. Ora il Partito poteva sperare in un futuro migliore. Si abbracciarono tutti, chi piangendo chi mangiando pasticciotti Obama. Solo Equo Solidale, il segretario regionale del Partito, stava appartato. Si avvicinò silenzioso a Don Juan e sbirciò la copia della Costituzione testè recitata, perché il fatto che l'ultimo articolo fosse il numero 84 lo aveva insospettito. Ebbe un sussulto e insieme una tragica conferma: Pipadehierro non aveva recitato la Costituzione, ma lo Statuto Albertino.

Sullo sfondo si sentivano gli echi della voce dimessa di Pablo Pasticca. “E pensare – si lamentava – che non sono mai stato iscritto al Partito”.