lunedì 26 settembre 2011

La data delle Primarie

Insomma, Chicchi Demòni (il commercialista internazionale e campione di burraco creduto il candidato perfetto del centrosinistra da una parte del centrosinistra) traccheggiava. Veramente diceva no sonori a ogni principiar d'intervista, e quindi quasi tutti dicevano: “Maddai, lasciatelo stare il Chicchi, che non ci ha nessuna voglia di competere per la prima poltrona di Smallville”.
Eppure qualcuno seguitava a sussurrare: “Invece no, fate che gli telefoni Abele Cuoredoro, il Governatore, e vedrete che quello ci sta. Ci sta eccome”. Infine, il titubante Demòni passò, forse momentaneamente, in secondo piano. Il Partito del Lavoro Complesso era in piena festa provinciale, ma nessun dibattito entrava nel merito della scelta del sindaco, fatto che invece riempiva ogni spazio conversativo personale dei militanti e simpatizzanti, arrivando a saturare anche lo spazio tra le fettine di cavallo e il pane, addentati dopo che i nomi di possibili candidati erano stati inseriti nei panini sotto forma di pizzinni di sfoglia di turcinieddhi.

D'altronde ormai non si poteva più tergiversare. Addirittura i partitini del centrosinistra si erano stufati, e avevano partorito dopo terrificanti riunioni via Facebook una specie di regolamento e addiritturissima Topazio Trillo, capoccia dell'Italia di Tonino, si era spinta a fissare possibili date per le primarie: il 2 novembre, l'8 dicembre, il 25 o il 26 dicembre, il 31 dicembre. O al massimo il 1 gennaio 2012, chiedendo una deroga al Presidente Napolitano. Prendere o lasciare. Frate Mastinu, il segretario provinciale del Partito del Lavoro Complesso, si mise a rimuginare così a fondo sul problema che lo trovarono quattro giorni dopo chiuso in uno sgabuzzino del Partito con gli occhi fuori dalle orbite e un pennarello in mano, con cui aveva riempito le pareti di una scrittura algebrica di difficile comprensione, ispirata alle profezie astronomiche maya relative all'anno 2012. Quando lo psichiatra del partito, prof. Gianni Turriggi, gli fece notare che le primarie, per quanto ritardate, si sarebbero svolte nel 2011, Mastinu chiese un piatto di papaverina e, dopo averlo temperato con una dose sumo di fave e cicoria, lo ingurgitò e dormì fino al 2019, anno in cui Smallville divenne capitale europea della pizzica di rito ortodosso. Prima di crollare nel sonno, Mastinu ebbe la presenza di spirito di convocare via Twitter una riunione della Commissione Data del Tavolo del Centrosinistra, ma a tutt'oggi la riunione si deve ancora svolgere quindi non possiamo rendicontarne.

Su un altro fronte, Abelarda Semprevispa aveva messo il turbo alla sua gioiosa macchina da guerra etno-terrona, e aveva ospitato nel suo tabacchificio/masseria tutti i principali leader etno-terroni del mondo, tra cui Jerry Fischietto dei Pinguini Argentini, Elio Lava degli Indipendentisti Catanesi e Arturo Crosta del Partito Secessionista Altamurano. Oltre, inutile dirlo, all'ispirato Francesco Patacca, capo di TeleMiAmo e del Movimento Stralento Immanente. Sotto gli occhi commossi di Donna Abelarda, il giovanissimo tycoon ebbe parole di rara ispirazione per segnare il passaggio semiotico alla fase 2 della sua campagna. Come sappiamo, qualche giorno addietro il Patacca aveva ricevuto da San Giuseppe da Copertino il dono della super-stralentinità: ora viveva per salvare stralentini in stato di bisogno in qualunque angolo di mondo si trovassero. Quando indossava la sua tuta in impenetrabile fibra di turcineddhu un solo grido di entusiasmo voleva per tutto lo Stralento: “E' un uccello? E' un aereo? No, è Supersano”. I cappelli dei cafoni dell'agro stralentino finivano in aria, e i tappi del miero li seguivano.
 Ma ora, di fronte a Donna Abelarda e ai suoi convitati, Patacca era sempre Patacca, anzi, nella sua versione più popolare e azzimata: “Stralentini – proferì rapito - sappiate che questa notte San Giuseppe da Copertino mi è apparso in sogno, e mi ha indicato la nuova via. Non ci chiameremo più Movimento Regione Stralento, bensì Movimento Regione Puglia-Stralento. Non esiste infatti l'Emilia Romagna? Il Friuli Venezia Giulia? La Valle d'Aosta? La Milano Sanremo? Il Quartetto Cetra? E chi siamo noi per non avere un secondo cognome? I figli della serva? Ecco qua. Da oggi saremo Puglia-Stralento. Al lavoro miei prodi, al lavoro”. I 22 spettatori dell'hotel Ozpetek di Smallville scattarono in piedi come un sol uomo, si abbracciarono e giurarono fragorosamente la propria fedeltà a Patacca. Ma quello, grazie al super-udito, aveva intercettato la voce di uno stralentino in difficoltà: era Pasquale Ciccio, un broker quarantenne fuggito a Kovalam Beach nello stato indiano del Kerala per evitare le attenzioni del fisco italiano. A Patacca non era sfuggito il lamento di Ciccio, a cui avevano appena fregato una ciabatta infradito proprio sulla battagia.
 I supporter volevano intanto portare Patacca in trionfo dopo il suo discorso, ma dietro il pulpito del comizio trovarono solo la sua cravatta. Nell'aria del palco si spargeva fragrante il profumo inconfondibile della fibra di turcinieddhi.

domenica 18 settembre 2011

Un super-eroe per Lu Stralentu?

Compadres, qui si batte la fiacca. Lo so. So che l’estate è finita, che i luoghi di lavoro stanno ripopolandosi, le scuole pullulano di bulli eccitati ansiosi di tormentare adolescenti introversi e ipersensibili, l’università dello Stralento attende col fiato sospeso di capire se il nuovo statuto è imperfetto solo dal punto di vista formale o piuttosto sostanziale, la segreteria telefonica della Opel di Smallville continua a dire che gli uffici aprono alle 16,30, ma alle 16 già gli impiegati scalpitano e lucidano le stilografiche per i contratti di vendita. Insomma, l’autunno è cominciato.
 Il tempo atmosferico e Giove Pluvio non sembrano però essersene accorti, e i fasulari crescono spontanei nei piatti di carta della Maruzzella di Montagna Spaccata e i ricci si moltiplicano per partenogenesi nelle cuccume di Cucumula.
 Il vostro cronista vegeta malamente, e come già detto, batte la fiacca.
 Una volta ho letto un verso che diceva più o meno: “(…) e se non c’è traccia di vento/ allora tocca soffiare nelle vele fino a svenire/ fino a far muovere la barca verso il nostro desìo”. Così dunque mi metto a scrivere e a raccontare. Solo con ciò che resta di aria nei miei stanchi polmoni.

 C’erano una volta le primarie del centrosinistra. Come si sa si attendeva un candidato scelto dalle segreterie di partito che mettesse d’accordo tutti, da Abele Cuoredoro di Sinistra, Filantropia e Preveggenza a Stanislawski dei Cattolici Antifilobus. Tutti parlavano di Chicchi Demòni, uno dei giocatori di burraco più temuti del mondo e possessore di uno studio commercialistico a cui si rivolgevano le più ricche famiglie della Terra e anche qualche sabippode. Ma Chicchi faceva orecchie da mercante. Bel problema. Intanto in campo c’era solo Eugenio Bellidee, giovane uomo di buon senso e di programma. Ma lui non era del Partito del Lavoro Complesso, nonostante il segretario regionale Equo Solidale lo ritenesse una risorsa o al limite un utile aperitivo alla Vera Scelta del Candidato Ideale. Topazio Trillo, segretario dell’Italia di Tonino, aveva chiesto a De Magistris di dimettersi da sindaco di Napoli e di cimentarsi a Smallville, ma aveva ricevuto un gentile diniego da un coro di sacchi della mondezza diretti dall’Antoniano di Napoli (sezione distaccata dell’Antoniano di Bologna, recentemente ribattezzato il Tonino di Bologna).
 I 16 responsabili del Partito dei Sopravvissuti giuravano eterna fedeltà a chiunque avesse vinto le primarie, salvo precisare in un nugolo di colloqui privati che secondo loro le primarie andavano bene per i cercopitechi e non per gli homines sapientes.
 Il solito fetente casino. Ancora un mese di questo andazzo e il centrosinistra avrebbe matematicamente consegnato il Comune a un centrodestra spossato ed esausto, ma pur sempre gagliardo nel suo proporre 360 notti bianche per il 2012, escludendo 5 notti per consentire ai turisti di bere nella loro stanza di bed&breakfast il devastante succo di turcinieddhi messo a disposizione gratuitamente dall’amministrazione comunale, accompagnato da una ininterrotta serie di romanze di Tito Schipa junior junior, diffuse nottetempo dall’Osservatorio Antimeduse del prof. Ferdinando Poerio, noto melomane e burlone.

 Ma non tutto era abiezione e disagio, così come sembrava nel centrosinistra e nel centrodestra, di cui non diremo niente perché non c’è niente da dire. Qualcosa di nuovo era nell’aria, ed è evidente che l’innovazione prendeva spunto da quella zona grigia e anzi marroncina che aleggiava intorno al progetto Stralento Immanente. Francesco Patacca, editore di TeleMiAmo, aveva da poco regalato a Bruno Bestia del Canale 1 della Rai il proprio miglior soggetto, il direttore di TeleMiAmoNews Giustino Precoce, in cambio di due puntate intitolate “Il sogno della Regione Stralento” trasmesse da Canale 1 sostituendo la messa della domenica. Nel ruolo di direttore di TeleMiAmo era ora la volta di Ezio Sprizzo, cresciuto nelle fila della Gioventù Complessa e capace di mediazioni sorprendenti nella confezione dei servizi, che gli erano già valsi il premio Campiello e una bottiglia di Amaro del Capo impreziosita da essenze di cicorielle di Casa Rano. Tutti attendevano le novità di Sprizzo e le eventuali richieste di attenzione da parte di Francesco Patacca, patron di TeleMiAmo ma anche ciambellano della Regione Stralento. Invece non successe niente. O meglio. Successero cose importanti ma segrete. Talmente segrete che le sapeva solo Francesco Patacca. E San Giuseppe da Copertino. In rapida sintesi la sequenza: San Giuseppe, infastidito dalla lentezza organizzativa di Patacca, aveva pensato di velocizzare il processo. “Patacca” – disse stentoreo San Giuseppe manifestandosi all’improvviso nel bilocale/bunker sotto la redazione di TeleMiAmo – “Patacca, bevi dunque questa coppa che ti porgo, se vuoi salva la vita e la tesi di laurea in Antropologia di te stesso. Tracanna, Patacca”. Quello non voleva. Ma poi bevve. “Cos’è?” – chiese infine Patacca al santo, dimostrando anzi di aver gradito la bevanda. “Essenza stralentina. Con un bicchiere alla settimana ti sentirai…” “Super-sano. Mi sento supersano” – proruppe Patacca sentendo crescere dentro di sé muscoli e genio.
 “Così sia” – chiosò San Giuseppe – “Da questo momento io ti ribattezzo Supersano, l’eroe dello Stralento.
 Vai dunque Patacca, e consegna al tuo signore il Comune di Smallville”. Ma quello era già volato via dalla finestra, cercando stralentini da salvare nel mondo periglioso della globalizzazione e della Taranta

lunedì 11 luglio 2011

Il punto debole del Candidato Perfetto

Del centrodestra di Smallville era meglio tacere. Alvaro Giovinotto acquisiva i servigi di un luogotenente di Abelarda Semprevispa ma perdeva quelli di un terzetto di semi-fedelissimi. La giunta comunale sembrava una zattera piena di usurai che contraevano debiti l'uno con l'altro. Il Freddo era sullo sfondo, un po' depresso per il sogno infranto della prima pornostar candidato sindaco. Nelle mezze trincee delle fazioni locali del Partito Populista si masticava amaro e si complottava sodo. Qualcuno si illudeva sulla possibilità delle primarie: Alvaro Giovinotto si era lasciato sfuggire che era pronto a rinunciare alla candidatura in cambio di un seggio nel parlamento del Belpaese, e ciò avrebbe reso più facile la procedura. Ma i veri spierti sapevano che era un ameno parlare di cazzate. Ogni tanto si faceva vivo Francesco Patacca con qualche nuova trovata di TeleMiAmo, tipo una telenovela messapica Rumasùgghe con sottotitoli in stralentino moderno. D'altronde la soap fu vista da un pubblico piuttosto esiguo e distratto, e che credeva si trattasse di una versione soft di Spartacus. Patacca aveva comunque il suo bel daffare a mettere insieme l'indirizzario dei nominativi dei suoi mille candidati, molti dei quali ignoravano la loro stessa candidatura. Patacca aspettava guardingo che la matassa si sciogliesse da sola, o almeno che si rifacesse vivo San Giuseppe da Copertino con qualche epifania notturna. Ma il santo taceva.

Il centrosinistra era – al solito – attraversato da gelate di inquietudine.

Il Partito del Lavoro Complesso era – nel suo complesso – abbastanza rassegnato all'idea delle primarie. Gino Lobbista si era anzi messo al lavoro (complesso) di radunare una propria cerchia che, passata l'estate, lo sostenesse come candidato. Eugenio Bellapersona si era invece messo quieto: tutti sapevano che la sua impresa non era semplice, ma molti chiedevano di incontrarlo, mentre lui studiava programmi e idee con serietà e modestia. Gli altri erano non pervenuti, o pervenuti a tratti, come l'Italia di Tonino, il Partito Anacronista e il Partito dei Sopravvissuti. Sostanzialmente cincischiavano. Sinistra Filantropia e Preveggenza aveva previsto tutto; quindi, sapendo già come andava a finire la storia, si limitava ad attaccare ovunque manifesti dal titolo cubitale (“Sbrighiamoci, per favore sbrighiamoci”), sofisticato slogan del segretario locale del partito Alighiero Sportello.

L'andazzo non piaceva a Equo Solidale, il segretario regionale del Partito del Lavoro Complesso, che non sapeva da che parte girarsi per evitare complotti e complottini, tranelli e tranelletti delle diverse fazioni endogene del Partito.

In una sera di particolare sconforto, non seppe resistere e chiamò Supponenzio Maddalena, il quale però era in chat con Travaglio in una sessione di puri insulti e non gli rispose. Equo si rivolse allora all'unica risorsa rimastagli: Don Juan Pipadehierro. Il vegliardo hidalgo rispose quasi senza che il telefono avesse squillato: la cosa stupì come sempre il segretario regionale, perché aveva qualcosa di strano e di magico. Don Juan ascoltò lo sfogo di Equo Solidale, poi, sillabando le parole disse: “Bisogna parlarne di persona. Domani notte nel mio castello di Infernole. Appuntamento a mezzanotte precisa”.

L'indomani Equo passò una giornata apparentemente simile alle altre. Era abituato a dissimulare, e nessuno si avvide del suo stato d'animo agitato. Fu una giornata piovosa, e anche in serata il cielo non si schiarì. Era anzi pieno di cupi nuvoloni.

A mezzanotte era nel castello di Don Juan. Il ponte levatoio venne gettato e la jeep del segretario poté entrare nell'ampio cortile. Accorsero con un ampio ombrello due portaborse notturni, entrambi simili a Marty Feldman (anche se si esprimevano in schietto stralentino). Lo accompagnarono lungo un'ampia scalinata, al termine della quale attendeva impaziente Pipadehierro. Aveva una divisa da medico di Scrubs, verde operazione. “Accomodati” – fece secco l'hidalgo. Entrarono in una sala spaziosa, piena di macchinari. Un'ampia vetrata mostrava al segretario regionale la furibonda guerra tra nuvole, testimoniata da una pioggia violentissima e da decine di fulmini. “Perfetto” – commentò soddisfatto Don Juan.

Solidale gli rivolse uno sguardo interrogativo, e allora l'hidalgo parlò: “ La situazione che mi hai descritto è grave. Noi dobbiamo strappare la città alle grinfie del centrodestra. Costi quel che costi. Ma se non interveniamo in modo esemplare non ce la faremo mai”. “Sarebbe?” – chiese sussiegoso il segretario regionale. “Qui serve l'antica scienza amico mio. Qui occorre trasformare la materia morta in nuova vita. Serve una nuova creatura portata alla vita politica dai fulmini di questa notte stralentina. Qui o si fa il candidato o si muore” – e si avvicinò a un gigantesco contenitore di liquidi, dove galleggiava un corpo all'apparenza umano.

“Cos'è?” - chiese spaventato Equo.

“In questo povero corpo” – proferì Don Juan – “si agitano le quintessenze dei migliori leader della sinistra e del centrosinistra. Non chiedere a un vecchio alchimista come ha fatto, ma nel suo cervello si agitano ora i pensieri di Togliatti, di Peppino Di Vittorio, di Berlinguer, di Gianni Morandi e di Drupi. Non ho mancato di aggiungere cellule di Frank Sinatra, di Sean Connery, di Umberto Eco e Don Milani. Ancora un attimo e avremo il candidato perfetto”.

“Aigor!” – gridò Don Juan - “Pronto a spingere la leva”.

Il portaborse si posizionò alla macchina e attese il segnale.

“Adesso!” – urlò Don Juan mentre un fulmine sembrava spaccare il cielo.

Nella sala si produsse un fragore potentissimo, e tutti i led del contenitore si illuminarono.

Equo Solidale trattenne il respiro.

“Qualcosa si muove” - disse emozionato Aigor.

In effetti il corpo aveva iniziato dei movimenti piuttosto convulsi. Si sarebbe detto che tentava di uscire dall'acqua e dal vetro. “Aiutalo, muoviti” - ordinò Don Juan ad Aigor.


Già qualche minuto dopo il Candidato Perfetto era al centro della stanza, e conversava amabilmente con l'hidalgo e Solidale. Si era infilato una tenuta da caccia del nobiluomo e stava benissimo. La sua voce era seducente, il suo discorso fluido, i suoi gesti autorevoli e misurati.

Stava già catechizzando Aigor quando Don Juan trasse a parte Equo e gli sussurrò: “Potrebbe esserci un unico problema. Pare che questa generazione di candidati artificiali abbia qualche carenza affettiva: si innamorano perdutamente della prima donna che vedono”. In quel momento a Equo la cosa sembrava marginale. Avevano finalmente un Candidato Perfetto. Le primarie sarebbero state una passeggiata.

Proprio in quel mentre l'altro portaborse notturno bussò con forza alla porta della sala ed entrò con fare imbarazzato. “Che c'è perdiana?” - chiese ruvido Pipadehierro. “Sono costernato Don Juan. Ho detto alla signora che non potevate riceverla a quest'ora, ma non ha voluto sentire ragione”. “Che signora?” - bofonchiò l'hidalgo. “Don Juanbello, e la nostra partita settimanale di burraco?” - si sentì da dietro alla porta.

Quando alla fine donna Abelarda Semprevispa varcò la soglia gli occhi di Don Juan e di Equo Solidale corsero costernati allo sguardo del Candidato Perfetto.

“Don Juan, chi è questa femmina meravigliosa?” - chiese trasognato il Candidato.

Un brivido di gelo corse nelle schiene dei due complici.



lunedì 4 luglio 2011

Rocco Siffredi e il sogno infranto del Freddo

“Insomma” - chiese serio il Freddo - “Lei sarebbe disposto a passare un paio d'ore in mia compagnia?”
“D'accordo” - rispose Rocco Siffredi - “Fa strada lei?” Il capo del Partito Populista Magliese aveva conosciuto il pornodivo nello studio romano dello psicanalista Erminio Castromediano, di cui erano entrambi frequentatori. Il Freddo, stringendo la mano all'attore e valutando la sua persona, aveva sentito che forse era vicino alla soluzione del suo persistente problema politico: trovare un candidato sindaco per Smallville all'altezza della situazione.
Il Freddo aveva fatto un sorriso a Rocco e aveva rivolto a Erminio Castromediano una breve domanda, che rendeva plausibile invitare la pornostar all'uscita dallo studio e sequestrarla per la successiva ora e mezza. La domanda era: “Non le dispiace - vero dottore? - se quest'oggi il signor Siffredi salterà la sua seduta?” E aveva indirizzato la nuova conoscenza verso l'uscita. Siffredi era apparso stupito. Ma aveva accettato. Si diedero appuntamento in una sala riservata dell'Hotel Grandeur, conosciuto da entrambi. Sorseggiando due spremute di cicoriella paesana affogate nell'anice stralentino, conversavano amabilmente di fronte a un piatto di mustazzoli e turcinieddhi. Siffredi parlava a ruota libera: del periodo di “Rocco invade la Polonia” (1995) ricordava ogni cosa, e descriveva con dovizia di particolari la società polacca dell'epoca e gli umori diffusi tra la popolazione femminile. Dimostrava un certo talento per il marketing territoriale, non vi era dubbio.
Al Freddo sembrava di sognare: Siffredi era stato uno dei suoi miti giovanili, e ritornava con nostalgia al ricordo delle proiezioni delle sue straordinarie pellicole al Cinema Fasularo di Rizzanello, dove si recava di nascosto con gli amichetti del liceo. Da lì aveva appreso la gran parte del suo immaginario erotico. Non poteva scordare le movimentate trame di “La massaia in calore” (1991), “Ho scopato un'aliena” (1992), “Anal princess” (1996).
La sua mente seria uscì dall'eccitazione del ricordo e si concentrò sulla trattativa. Era lì con Rocco Siffredi per un motivo molto importante: voleva valutare se il tipo che gli stava di fronte ben disposto e affabulatore poteva diventare il candidato vincente per il centrodestra di Smallville. Il Freddo non credeva alle possibilità di Alvaro Giovinotto, almeno fino a che Abelarda Semprevispa non avesse deciso di ritirarsi. E ciò era del tutto improbabile. Per cui bisognava vincere contro l'aspra vegliarda. E contro il centrosinistra. Anche se il centrosinistra ancora cincischiva in una palude di riunioncine strapallose, prima o poi avrebbe cacciato una data per le primarie, e da lì le cose potevano prendere una piega imprevedibile.
Il nome di Siffredi avrebbe prima destato scalpore e incuriosito la popolazione di Smallville. Poi, sentendolo parlare in pubblico, l'elettorato avrebbe compreso che Rocco aveva storie divertenti da raccontare, e anche qualche slogan spudorato.
“Senta Rocco, le interessa la politica?”- chiese infine il Freddo intrecciando i polpastrelli in un piccolo scatto di autorevolezza gestuale.
“Beh, non tanto” - ammise il pornodivo.
“E la carriera politica? Voglio dire: lei lo farebbe il sindaco della più bella città del Sud Italia? Pensi alla nuova penetrazione del suo marchio presso l'opinione pubblica. Non solo nazionale” - prospettò il Freddo. Rocco rimase in silenzio per qualche secondo. Tanto bastò al Freddo per smarrirsi di nuovo nei ricordi dell'adolescenza: scorrevano nella sua mente le immagini e i dialoghi di “Caldi istinti di una ninfomane di lusso” (1992), “Sexophrenia” (1994), “Rocco Siffredi e le Top model” (1995). Pietre miliari della sua immaginazione e della distinzione culturale che ne scaturiva: solo gli adolescenti che avevano accesso al mondo porno di Rocco potevano rappresentare, per il futuro politico populista, la crema di nuovo ceto culturale ben più avanti rispetto ai coetanei. Il Freddo e i suoi amici sapevano che il mondo è fatto di erezioni possenti e di femmine che non vedono l'ora di cavalcarle, di notte e di giorno, dal salumiere e in piscina olimpionica, nel supermercato e in farmacia, sul trespolo del pappagallo e sotto un letto di ospedale, sul tetto di una macchina e su un roveto. Le donne hanno un prezzo: qualche cena elegante, qualche regalo. Ma in fondo – più o meno segretamente – sono assatanate. La politica, aveva scoperto il Freddo, assomigliava a un film porno. Arrivava uno e scopava tutto ciò che incontrava. L'unica qualità richiesta era uno smodato desiderio, capace di incarnarsi per un bel po'.
Il Freddo odiava lo slogan della Lega Razzista Padana “La Lega ce l'ha duro”. Non per il contenuto, ma per il fatto che loro fossero stati i primi a strillarlo nei comizi e ad annettersene il copyright.
Il concetto era esatto: una certa visione della politica – apparentemente solo cinica – in realtà nascondeva un dispositivo pornografico. Sistemare i puzzle della riproduzione economica e sociale equivaleva al sesso. Era interessante quanto e più del sesso.
Il Freddo fece un altro sforzo di concentrazione: ora bisognava portare a casa un candidato che avrebbe potuto urlare in un comizio, senza tema di essere contraddetto: “Noi l'abbiamo più lungo e più duro della Lega”. Il Freddo cominciò a immaginare i manifesti 6 per 3, gli spot televisivi, le pubblicità sui giornali. La campagna sarebbe stata magnifica. Esuberante. Verace.
Siffredi stava uscendo dal proprio silenzio ma il Freddo lo guardò fisso negli occhi, sciolse le dita dal precedente intreccio e disse estatico disegnando lettere nell'aria: “Rocco Siffredi per Smallville. Un uomo che non conosce l'impotenza. Godiamoci la nostra città”.
“Che ne dice Rocco?” - chiese ansioso il Freddo.
“Vede – rispose dopo un'altra lunga pausa il pornodivo - “eravamo entrambi dallo psicanalista due ore fa. Secondo lei qual è il motivo per cui un pornodivo si reca dallo psicanalista? ” - e Rocco si chiuse poi in un nuovo e avvilito silenzio.
La mente del Freddo si perse a fantasticare ancora una volta sugli antichi ricordi, sul “Castello del piacere” (1992), “Sex Animals (2000), “Rocco e Margherita: racconti a pecorina” (1998). I ricordi sfumarono rapidi, questa volta. Il suo sogno era andato in pezzi. Rocco Siffredi non sarebbe stato il suo candidato. Stette zitto e meditabondo per un paio di minuti. Ritrovò presto la sua leggendaria freddezza. In fondo, aveva perso solo due ore del suo tempo. Non era poi un dramma.
“E' stato un piacere conoscerla e parlare con lei. Se passa dalle parti dello Stralento si faccia sentire.
La saluto e buone cose”. Poi il Freddo girò i tacchi e imboccò la porta del privé. Rocco restò lì ancora qualche minuto a sorseggiare la cicoriella paesana affogata nell'anice, poi uscì a sua volta, spiacente di aver deluso il suo antico pubblico.

lunedì 27 giugno 2011

La corsa dei sacchi e le primarie delle idee

Dopo l'eccellente vittoria alle elezioni comunali milanesi, napoletane e neretine, poi doppiata dalla strepitosa partecipazione ai referendum che aveva bocciato impietosamente alcune leggi maleodoranti del centrodestra nazionale, l'opinione pubblica progressista di Smallville si aspettava una decisa accelerazione dai partiti del centrosinistra locale in vista delle elezioni amministrative della primavera 2012 con tanto di eventuale nuovo sindaco.

Intercettata nei bar del centro, nelle bollenti nottate delle marine, nelle sudorifere riunioni universitarie, nelle code presso Equitalia per pagare le tasse e in mille altri anfratti della piccola città serpeggiava questa valutazione collettiva: “Speriamo che adesso partiti e partitini del centrosinistra ritornino alla ragione, buttino giù un regolamento per le primarie e convochino una grande assemblea per sentire il parere dei cittadini e delle loro associazioni sull'intero percorso e per fissare definitivamente la data delle primarie”.
Troppo logico.
Infatti la situazione prese tutt'altra piega. Il Partito del Lavoro Complesso disse che era d'accordo sulle primarie e fece un sondaggio su Facebook per capire che candidato del Partito sarebbe stato opportuno presentare alle primarie medesime, ma i risultati furono controversi. Vinse infatti George Clooney davanti a Giacinto Cravatta, segretario locale del Partito. Tuttavia, qualche giorno dopo, quando si diffuse la notizia che Clooney e la Canalis si erano lasciati, molti elettori maschi scrissero che ritiravano il loro voto all'attore perché la loro preferenza nascondeva in realtà la speranza che la Canalis divenisse cittadina leccese, e ora questo auspicio si era consumato leggendo carta da gossip.
Terzo era arrivato Eugenio Bellapersona (e questo aveva preoccupato il nervoso gruppo dirigente, perché Bellapersona non apparteneva al Partito e aveva un suo seguito autonomo in città con tanto di comitato e giovani e ìlari smanettoni pronti alla tenzone). Quarto era arrivato Gino Lobbista, da tempo in campo come restauratore di manifesti sindacali e consulente professionale, quinto Milongo Pasticcione, responsabile autobus del Partito del Lavoro Complesso. Insomma, non era stata una cosa seria.

Sinistra, filantropia e preveggenza diceva: “Sbrighiamoci, sbrighiamoci, per favore sbrighiamoci” e gli altri partiti non si capiva bene cosa pensassero.
Finché un giorno finalmente si seppe. Si tenne infatti una riunione tra i maggiori dirigenti di Italia del Tonino, Partito Anacronista e Partito dei Sopravvissuti, unificati dal fatto di non avere un candidato da dare in pasto alle primarie e quindi di non avere alcuna fretta di disputarle. Alla fine Topazio Trillo, segretario dell'Italia di Tonino, declamò ai giornalisti che i tre partiti volevano delle “primarie delle idee” prima di quelle dei candidati. Furono immediatamente convocati i maggiori esegeti del centrosinistra, i ragazzi dell'Anpi e anche don Juan Pipadehierro per capire cosa volesse dire l'espressione “primarie delle idee”. Ma non si venne a capo di nulla. Finalmente Topazio Trillo (che di norma teneva il telefonino acceso anche durante le conferenze stampa per poter parlare con il proprio orologiaio di fiducia sulle conseguenze dello scirocco sul suo bolide da polso, soprattutto perché temeva che sul quadrante si formassero bollicine in grado di alterare il disegno del volto sanguigno del suo leader nazionale Tonino Tonino, stampigliato sul display), finalmente Topazio Trillo – dicevamo – pur in mezzo a mille interruzioni dell'orologiaio, formulò davanti alla stampa la seguente spiegazione: “Le primarie delle idee consisteranno in progetti di massimo 15 righe dattiloscritte consegnati a mano dai cittadini entro fine giugno”.
Lo sconcerto era grande ma l'occasione era ghiotta. Infatti i cittadini si misero a scrivere come matti, come se non avessero atteso altro da anni. D'altronde alla fine di giugno mancavano solo 3 giorni, e bisognava darsi da fare.

Il 30 di giugno alle ore 23.59 i seggi per le idee vennero chiusi e si diede immediatamente inizio allo spoglio. Già dalla mattina si seppero i risultati. Erano pervenuti 7 progetti, più due poesie in dialetto stralentino che inneggiavano al Reame Stralento e che sembravano opera di disturbo del Movimento Stralento Immanente dell'editore di TeleMiAmo Francesco Patacca, e che furono quindi cestinate dopo aspra discussione. I sette progetti erano i seguenti: 1) copertura del basolato del centro storico con uno strato di 2 millimetri di liquirizia, utile – se opportunamente leccato – ad alzare la pressione agli elettori sofferenti di ipotensione in modo da invogliarli ad andare a votare alle primarie; 2) una carta di identità multipla, in modo da consentire a un singolo elettore di poter votare legalmente in più seggi delle primarie; 3) una penna da seggio con inchiostro simpatico ottenuto dal succo di turcinieddhi, che avrebbe consentito una certa libertà di manovra nella risistemazione delle schede oltre a rilasciare un fragrante aroma negli spazi dei seggi stessi; 4) un progetto di creazione di una serie di “Cicorielle-shop” nei vari quartieri di Smallville, dove si sarebbero vendute dosi di cicoriella pestiferina, i cui effetti – sosteneva l'anonimo estensore del progetto – non erano inferiori a quelli dell'erba albanese di ultima generazione, con il vantaggio della piena legalità della verdura stralentina; 5) un modificatore elettronico di certificati di residenza, che consentiva ad ogni studente universitario fuorisede di poter votare legittimamente alla primarie; 6) un tapis roulant al posto delle piste ciclabili; 7) l'inondazione di piazza del Duomo per svolgere battaglie navali tra la flotta di Smallville e quella dell'odiato capoluogo regionale.

La Giuria delle primarie delle idee, dopo molte ore di discussione, così deliberò: “Dei sette progetti presentati sono stati giudicati idonei alla scelta finale solo quelli che si rivolgono direttamente alla primarie. Ringraziamo gli autori degli altri progetti, che però si rivolgono a pezzi importanti del programma del centrosinistra e non direttamente alla primarie. Alla fine della fiera rimangono sul tavolo i progetti n. 1, 2, 3 e 5. Fra gli autori di questi progetti domenica prossima si svolgerà una corsa dei sacchi lungo la via del Corso Principale. Al vincitore sarà consegnata la Pittula Eolica del grande scultore glocale Lunegru”.
La corsa fu un evento di eccezionale interesse sportivo: tra due ali di folla che lanciavano petali di rose e lampaciuni sottolio, i saltatori nei sacchi procedevano stoici nella calura pomeridiana di Smallville (Topazio Trillo aveva voluto che la gara si svolgesse alle ore 14, perché il suo orologiaio si coricava per la pennica). Alla fine prevalse, per un soffio Doriano Cantelmo (o, come sostengono alcune malelingue, per uno sgambetto di Giacinto Cravatta ai danni di Davide Golìa, proponente il basolato alla liquirizia). Cantelmo era il giovanissimo autore del progetto n. 5, il modificatore elettronico di certificati di residenza per studenti fuorisede.

Stava finalmente per ricevere dalle mani di Topazio Trillo l'agognata Pittula Eolica quando il telefonino di Topazio cominciò a trillare. “Scusate un attimo, torno subito” - disse il segretario dell'Italia di Tonino guardando preoccupato l'orologio pieno di bollicine. I cittadini convenuti e il vincitore si armarono di buona pazienza, ma all'ora di cena sciamarono via delusi e contrariati, perché Topazio Trillo non era più ricomparso. Il suo orologiaio è attualmente ricercato dalla polizia di Smallville.

lunedì 20 giugno 2011

Le fabbriche di Abele e l'onore stralentino

Nell'episodio precedente abbiamo lasciato il Freddo di Maglie, il capo del Partito Populista stralentino, accarezzare l'idea di usare Rocco Siffredi nella prossima campagna elettorale per il sindaco di Smallville. La vicenda conoscerà naturalmente degli sviluppi succulenti su cui non mancheremo di informarvi.
Nel frattempo però nuove evidenze e nuovi eventi bussavano alle porte della nostra bella città. Fatti politici di primaria importanza stavano prendendo forma prima della sospirata pausa estiva (inizio luglio-10 settembre, come nella miglior tradizione tropicalista stralentina).
Vi era stato un clamoroso esito referendario che seguiva il successo del centrosinistra in alcune città importanti, e i candidati di Sinistra, filantropia e preveggenza – il partito di Abele Cuoredoro, presidente della regione di Smallville – erano andati benissimo. Le quotazioni di Cuoredoro erano risalite, e l'uomo che aveva sconfitto il Freddo di Maglie fremeva per competere con il segretario nazionale del Partito del Lavoro Complesso, Piacenzo Bonaccia, nella sfida delle primarie del centrosinistra. Ma l'intero establishment del PLC titubava, e tutti dicevano che sì, naturalmente le primarie si sarebbero fatte, ma per intanto era meglio aspetticchiare, ché tanto il guru di Arcore si stava dando la zappa sui piedi da solo e il clima di opinione stava prendendo una piega centrosinistrica. Per cui stesse manzo, il Cuoredoro, e non scassasse troppo la minchia con i suoi discorsi strappacore che talvolta facevano grattare i dirigenti del Partito del Lavoro Complesso vicino alla tasca dove trillava l'I-phone.
Ma Abele non demordeva. Di notte preparava piani di guerra con Lapo Lapillo, suo consigliere politico fin dai tempi del Partito Anacronistico, in cui militavano entrambi e da cui entrambi erano fuoriusciti per fondare il nuovo partito; di giorno riuniva i sergenti di Sinistra, filantropia e preveggenza in assemblee nazionali dal sapore neo-sacrale, dove spiegava – con una relazione di sole 3 ore e 27 minuti – che il partito, quanto più vinceva, tanto più doveva tenersi pronto a fondersi – ma non troppo – con il Partito del Lavoro Complesso, anzi no, entrambi dovevano tenersi pronti a fondersi con i cittadini e dare vita a qualcosa di nuovo e diverso, e anzi di antico e postmoderno, mantenendo la barra a dritta su un'unica grande, gigantesca questione: prepararsi a dissolvere la forma partito in una sobria miscela di gare di bird-watching e di caccia alla trota con fucile subacqueo caricato a salve, nonché di studi approfonditi sulla poesia sumera e nella contemplazione della bellezza del pomodorino di Altomuro. Lapillo rincarava la dose sostenendo che le “Fabbriche di Abele”, interessanti aggregazioni di popolo divenute la grancassa dell'ultima campagna elettorale di Cuoredoro, potevano benissimo costituire un brevetto vincente per Ikea ma non certo un nuovo luogo della politica. Anche se Lapillo il giorno seguente accusò certa stampa di aver travisato le sue dichiarazioni, in effetti erano in corso trattative segrete tra la prima Fabbrica di Abele – quella del capoluogo regionale – e il brand svedese, interessato a mettere in una scatola di medie dimensioni un kit smontabile costituito da: una caraffa di acqua di Terlazzi (patria di Cuoredoro), una sala riunioni circolare e produttrice di egualitarismo, una copia del contratto dei metalmeccanici non firmato dalla Fiom, una pala eolica di ultima generazione e una parrucca che simulava la pettinatura un po' dottor Spock di Abele Cuoredoro.
Le ripercussioni di questo clima agitato sulla campagna elettorale di Smallville non erano molto chiare. Certamente la proposta delle primarie locali era stata caldeggiata dalla locale sezione di Sinistra, filantropia e preveggenza, e anche il Partito del Lavoro Complesso aveva finalmente convocato la stampa per dire che le primarie erano indispensabili. In campo, però, c'era per ora solo Eugenio Bellapersona, candidato della società civile e simpatizzante di Cuoredoro. Fino a che non si fosse ufficializzata un'altra candidatura, le primarie avrebbero avuto lo stesso appeal di un gelato appoggiato su un termosifone acceso.
***

Non possiamo d'altronde dimenticare di citare l'ultima performance di Francesco Patacca, patron di TeleMiAmo, da mesi in campo con i suoi Comitati per il Reame Stralento. Ormai Patacca, tormentato dalle apparizioni di San Giuseppe da Copertino, aveva gettato la maschera: incapace di giungere al referendum per il Reame Stralento, stava puntando tutto sulla campagna per il sindaco di Smallville. Era convinto di far credere ai confusi leader politici di ogni schieramento che possedeva un pacchetto di circa 500mila voti (più di cinque volte gli abitanti di Smallville), suddivisi in un migliaio di liste, tra cui spiccavano “Smallville mammeta e tu”, “Gli Smallvillesi”, “Stralentu- Resto del Mondo:1-0”, “Passionaccia Stralentina”, “Pittule e Mieru” e la lista civetta “L'acchiappagonzi”. Patacca si presentò nel suo completo di pelle di turcinieddhu all'Hotel Ospeteck di Smallville e pronunziò un densissimo discorso di 7 minuti di cui riportiamo i passaggi salienti: “Stralentini e stralentine, eccomi finalmente a voi. (…) La vostra età media è sinonimo di saggezza e passione, infatti voi ardete di entusiasmo per il Reame Stralento e noi intendiamo usare il vostro calore per alimentare una centrale elettrica che porterà luce in tutta la provincia, e forse anche a Malta e a Ibiza. (…) Non ci fermeranno nemmeno con le cannonate, e se anche ci bombarderanno noi risponderemo con alitate al gusto di lampaciuni che come è noto tirano giù anche gli elicotteri di Calatina e, probabilmente, anche i fili del filobus, che a noi non piace e che vogliamo sostituire con un servizio di mini-pony regalati a ogni bambino stralentino. I soldi? Non servono. E' noto che i mini-pony non esistono, quindi come comprarli? (…) Stralentine e stralentini, il nostro mondo è l'immaginazione, e l'immaginazione è un parco, anzi tre, alle porte di Smallville, pieni di fanghi sulfurei dove immergersi anche nella notte di San Martino, in cui le famiglie stralentine, dopo la sbornia, andranno a coricarsi se lo vorranno, oppure ne faranno a meno, perché noi crediamo nella libertà e non nel “nonsipuotismo” e nemmeno nel “nonsivorrismo” e nemmenissimo nel “nonsidovrismo”. (…) No, noi piuttosto pensiamo di riciclare i rifiuti delle famiglie stralentine attraverso una raccolta differenziata molto innovativa, in cui saranno raccolte da una parte le crianze autenticamente stralentine e dall'altra i cibi andati a male provenienti da marchi extraregionali. La raccolta sarà organizzata dalla Polizia Reale, diretta da me e da Bettino Teschio, il mio miglior polemista. Scovando una famiglia non virtuosa, Teschio la trasporterà a TeleMiAmo e darà vita a una processo rieducativo in diretta, che avrà il suo acme nella Prova della Pasta di Mandorle. Chi non riuscirà a ingurgitare almeno 6 chili di pasta di mandorle sarà avviato all'istituto rieducativo Oronzo Frisa, dove verrà impegnato nella costruzione della nuovissima pista ciclabile in fibra di patata di Gallipoli all'interno dell'anfiteatro greco. (…) Viva le nostre tradizioni, viva la stralentinità, viva la smallvillità, viva i fabbri del nostro destino, viva i calzolai dei propri tacchi, morte al Tacco d'Italia”. Sul fondale del palco, con eccezionale perizia, era stato dipinto il formidabile slogan “Onore e dinero”.

sabato 11 giugno 2011

L'ossessione del Freddo

Nello studio di Irnerio Castromediano, celebre psicanalista di origine stralentina residente in Roma, il Freddo di Maglie, capo del locale Partito Populista, faticava ad aprire bocca. Il Freddo non riusciva a distogliere lo sguardo da una scultura in pietra di Smallville dell'artista Lunegru, la costosissima “Questa non è una pìttula”. Alla base dell'oggetto c'era una targhetta in bronzo con il titolo, tanto per non sbagliarsi e per non costringere il contemplatore a spremersi troppo le meningi. Castromediano aveva collocato l'opera (altezza m. 1,85, più o meno l'altezza del Freddo) vicino all'ampia finestra dello studio. La non-pìttula prendeva il sole della capitale dalla finestra e lo spandeva nella stanza, solenne e giallastro. Il Freddo sembrava rapito e afasico.
“Ci risiamo eh?” - disse infine Irnerio Castromediano sperando di far breccia nel caos calmo del Freddo.
Il giovanotto di età indefinibile distolse lo sguardo dal capolavoro e fissò lo psicanalista per qualche secondo, poi sospirò piano.
Castromediano aveva ragione. Era uno di quei periodi in cui il Freddo si svegliava la mattina leggermente sudato e con il cervello che gli batteva di fitte dolorose. Inizialmente il disagio sembrava consistere in una sola domanda: “Perché diavolo mi sono messo in politica quando avevo 11 anni?” Poi però le sinapsi si arrotolavano e sbattevano l'una sull'altra, producendo nuovi interrogativi: “Perché sono circondato da imbecilli? Perché il vento del Belpaese sembra cambiato? Perché esiste ancora il governo nazionale? Perché anche oggi dovrò rispondere a 36 telefonate, di cui 35 dall'amato Stralento, dove personaggi che mi dimostrano grande confidenza e di cui io non ricordo il cognome mi chiedono chi una raccomandazione per far cantare alle figlie Faccetta Nera nel coro delle Marcelline, chi 40 mila euro in prestito, chi l'eliminazione dalla cartina geografica del capoluogo regionale, chi l'appalto per un centro di “Tamburello e benessere”, chi il via libera per un iper-mercato dentro il Duomo di Smallville? Perché Abelarda Semprevispa è sempre in pista per rompermi gli zebedei? Perché non riesco a disintegrarla? Perché i miei candidati sono così ciucci? Perché non posso tornare indietro e riprendermi la mia giovinezza, svaporata nei consigli comunali stralentini e nelle riunioni tra capibastone?” Giunto all'ultima domanda il Freddo capiva che non poteva continuare a tormentarsi. La sua giornata lo attendeva piena di impegni ineludibili, e non poteva certo cedere alla depressione. Anche quella mattina si era tirato su dal letto e aveva cominciato a pedalare. Era il Freddo ed era il capo del sistema stralentino. Come prima cosa, però, fece telefonare dalla segretaria allo strizzacervelli. Dall'altra parte avevano detto che quel pomeriggio il dottore era pieno, ma una volta che la segretaria del Freddo ebbe sillabato nome e cognome del capo del Partito Populista Magliese un'oretta venne fuori come per incanto.

“Ci risiamo eh?” - aveva chiesto Irnerio Castromediano.
“Lei con me questo tono non lo usa” - replicò piatto il Freddo.
“Almeno questa volta ha aperto bocca” - pensò sollevato lo psicanalista.
“Di cosa vuole parlarmi?” - chiese Castromediano sorvolando sul tono del Freddo.
“Di 'sta minchia” - aveva pensato il Freddo in automatico.
“C'è sempre quel sogno” - disse invece il politico.
“Ah, di nuovo” - sottolineò lo psicanalista preoccupato.
“Questa volta ho sognato che io e lui eravamo in classe insieme. Io e i miei amici gli rendevamo la vita impossibile, gli strappavamo l'orecchino e lo davamo in pasto a un cane mettendolo dentro a una polpetta, gli bruciavamo la bella copia del compito di italiano prima che potesse consegnarla, gli stracciavamo i libri, gli facevamo il verso quando veniva interrogato” - proferì estatico il Freddo.
“Beh – azzardò Castromediano – mi sembra una dinamica diversa dal solito”. Riguardando i suoi appunti aveva visto che le ultime sedute erano state dedicate a cavare di bocca qualche parola al Freddo. Il politico continuava a sognare che Abele Cuoredoro, presidente della Regione di Smallville e leader di Sinistra, Filantropia e Preveggenza era il padrino del figlio del Freddo e partecipava al battesimo come se fosse uno di famiglia. L'idea era così mostruosa che il Freddo, dopo aver stentatamente esposto il sogno, si chiudeva a riccio. Il racconto odierno sembrava avere un carattere diverso.
“Il finale però non è bello. Ci sono le elezioni per i rappresentanti di classe e lui mi batte per un voto”. E il Freddo si produsse in un nuovo, lungo sospiro.
“Ah” - fece didascalico Castromediano.
“Beh, la nostra oretta anche per oggi è finita” - proseguì professionale dando un'occhiata al tassametro che aveva in quell'istante toccato quota 1000 euro, cioè la tariffa oraria. “Però sembra che il prossimo paziente sia in ritardo. Se vuole facciamo due chiacchiere informali. Ho saputo che anche voi di centrodestra volete fare le primarie per il sindaco di Smallville” - aggiunse con interesse.
“La fessa di mammeta” - pensò il Freddo in automatico. Invece disse: “Sì. Solo che non ho un vero candidato”.
“Ma come?” - chiese lo psicanalista - “E Alvaro Giovinotto?”
“Sì, va beh. Ma io avrei bisogno di uno con gli zebedei d'acciaio”.
In quel mentre bussarono alla porta. Era il prossimo paziente.
“Ah è lei Rocco. Le presento il minis...”
“E chi non lo conosce? Piacere mio, Siffredi. Per servirla” - proruppe la pornostar con un tono diretto.
Mentre gli stringeva la mano al Freddo si accese d'un tratto una lampadina nel cervello.